“Ci sono quelli che sperimentano profondamente il mistero di una vita di confine. Non stanno mai decisamente o di qua o di là. Vivono nella terra di nessuno. Sperimentano l’inquietudine che passa dall’una all’altra parte. La malinconia è l’inquietudine dell’uomo che avverte la vicinanza dell’infinito. Beatitudine e minaccia a un tempo. Il significato dell’uomo sta nell’essere un confine vivente, nel prendere sopra di sé questa vita di confine”. Romano Guardini, Ritratto della malinconia, 1928
In fondo l’uomo non è che un confine: tra la bestia e la ragione; tra la morte e il suo contrario. Siamo la tesimonianza del nostro vivere una terra di confine; di vivere il nostro esilio, senza tristezza sconsolanti eppure senza ebbrezze e trionfalismi. Siamo qui e siamo più ancora altrove.
Leggevo ieri Italo Calvino, sul senso del viaggiare. Che è scoprire quel poco che abbiamo, andando verso ciò che non abbiamo mai avuto e che sovente non avremo mai. L’uomo è il viaggio lungo una parabola che non conosce se non il proprio limite.