Le mie tempeste interiori, una bufera senza età, tormente ed uragani: è la storia di una vita.
A volte ho la sensazioni – una settimana, un mese non di più - che esse si siano fermate, che sian passate. Si tratta di illusioni.
L’animo umano è un susseguirsi di stati perturbati, di addensamenti e di precipitazioni.
Quasi mai “Sedata è la tempesta”; né tanto meno, passata, “vedo augelli far festa” come in una poesia.
Versi leopardiani e immagini evangeliche forse malamente combinati per parlare della stessa cosa.
Per quanto mi riguarda, vado avanti tra un passaggio di tempo e l’altro, tra una speranza all’orizzonte e un giorno di sole, risentimenti e perdoni, recriminazioni e chiarificazioni.
Ma forse è la vita stessa che è così: quella di tutti.
E della tempesta – che essa non finisca mai – se ne ha il terrore. Anche i giovani amici del Gesù di Nazareth, una volta in barca, pensarono di esserne travolti: Lui dormiva. E lui “perché avete paura? Non avete più fiducia in me?”, cioè: “non credete a quanto vi ho detto fin qua?”.
Ah sì! Di paura ne abbiamo tanta, anche perché questa fede asfittica e dal respiro corto non regge a certi fortunali: è il nostro tempo.
Non me ne sento in colpa.
Troppe le bufere che ci hanno travolto e rovesciato la misera barchetta su cui viaggiavamo; a volte ne sono stati squassati persino i fianchi di gloriosi galeoni. Le vele si sono stracciate e ci siamo trovati in acqua, “uomo in mare!”.
A volte, strillando come un ossesso, ho fatto esperienza di essermi trovato in salvo. Mi è accaduto pregando ed urlando “ma dov’è la tua salvezza? Dov’è quello che mi avevi promesso?”
E’ che non riesco a vincer la sensazione che una volta o l’altra mi troverò da solo senza voce; e che nessuno avrà voglia di raccogliermi.
Un gorgo allora ci risucchierà.