“Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
umile ed alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio
tu sei colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
[……….]
Qui se’ a noi meridiana face
Di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna sei tanto grande e tanto vali
Che qual vuol grazia e a Te non ricorre
Sua disianza vuol volar sanz’ali”
E’ la preghiera alla Madonna di San Bernardo scritta da Dante a suggello del suo Paradiso ed io, in un mio testo di qualche anno fa, ne inserì un terzina (Donna, se’ tanto grande e tanto vali…), quasi inconsapevolmente, nel corpo dello stesso.
Era Dio stesso, nella mia storia, che li recitava questi versi, essendo rimasto folgorato dalla forza d’animo di una donna, Diomira, che aveva dovuto combattere tutta la vita per tirare la carretta e campare, vendendo porta a porta e bussando a chi non di rado le rispondeva in malo modo “non abbiamo bisogno di nulla”.
Diomira più volte si era soffermata sulla sorte beffarda di quel suo nome che invero sembrava smentire in ogni modo il corso e il peso della sua vita mortale: da Dio non si era mai sentita “mirata” e guardata, se non di traverso.
E’ la sensazione che spesso proviamo un po’ tutti: sembra quasi che questo Dio, quello cristiano o qualunque altro, benintesi, si assenti dalla nostra esistenza e dalla nostra fatica di vivere. Il che ci fa dubitare.
Chissà se la Maria dei Vangeli lo avrà mai pensato di fronte alle sue peripezie, per non dire di quelle del Figlio… Mi piace pensare che sia avvenuto: Maria come una di noi.
Sto umanizzando, lo so.
E del resto se c’è qualcosa che amo della nostra fede è la possibilità di vederla così a misura d’uomo la Divinità: “nessun popolo ha il proprio Dio così vicino come il nostro” – dicono le Scritture.
Magari credere a questa donna tanto grande e che tanto vale a cui si può ricorrere per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno! E’ un gran conforto, come lo è avere una madre a cui rivolgersi.
A mia mamma mi rivolgo di frequente; anzi spesso ella precorre il mio dimandare, come dice Dante (La tua benignità non pur soccorre/ a chi domanda, ma molte fiate/ liberamente al dimandar precorre).
Ella mi sa leggere negli occhi, nel tono della voce, nel mio gesticolare, persino nel mio silenzio.
A chilometri di distanza, via cavo, sente la mia voce e comprende al volo il mio stato d’animo: quasi la temo a volte per questo.
Bisognerebbe pregare davvero per averla una madre da qualche parte, una così…