Prontuario di sopravvivenza, forse: Natale con i tuoi; Pasqua… con tutto quel che segue.
In realtà non è proprio così: non lo è quando l’età delle persone che ci sono care, anche la nostra, ci fa propendere inevitabilmente anche in questo caso per dei giorni da dedicare loro.
Che è poi spesso un bel dono - crepuscolare magari, se vogliamo - che facciamo anche a noi stessi.
Ah, i poeti crepuscolari – dimenticavo – così pieni di buoni sentimenti, un po’ insipidi, a dirla tutta.
Mi sovviene ora una pagina di Moretti che racconta di una visita domenicale resa alla sorella, a Cesena. Che – detto con rispetto – Cesena non ha nulla di memorabile; e neppure questa visita alla sorella, tra stoviglie e brocche sbrecciate; pentole smaltate e dopopranzo un po’ sonnacchiosi, probabilmente con la voce della radio, sullo sfondo.
Forse perché l’amore è fatto anche di questa normalità, dicono.
E’ che noi siamo così perdutamente post-romantici ormai, per cui tutto vale se è tempestoso e Sturm und Drang; e se l’amore “è quello che strappa i capelli” e che De Andrè non ha timore di guardare in faccia quando “è perduto ormai”.
Quando “Non resta che qualche svogliata carezza, e un po’ di tenerezza” (Canzone dell’Amore perduto). Anche se perduto non è mai del tutto: mai tutto è perduto.
E’ che talora in questi ritorni e queste tavolate faticosissime, è davvero difficile trovare e ricordare il senso dello stare insieme ed è probabile che noi e gli altri ci si chieda cos’è che ci rimetta assieme ancora, al desco; che ci si domanda se io (e Dio) possa mai amare quell’individuo là, al nostro fianco, che è mentitore e arrivista; avaro e molesto, attaccabrighe e capace di seminar zizzanie dappertutto; che s’è venduta l’anima al diavolo, via!
Che invece dovrei pensare che l’amor di Dio è anche per lui, ad ogni modo.
Ah sì. E’ probabile che anche i peggiori assassini non smettano di essere amati dal creatore – mi dico a convincermi in qualche modo - per quanto sia detestabile il loro limite. E che fino alla fine non manchi la speranza; non saprei: di vederli cambiati.
Poi, all’adultera cui i farisei volevano dare il benservito, con tanto di lapidazione, com’è d’uopo, il Cristo dice “chi tra voi è senza peccato lanci la prima pietra”, cosa ben nota ed abusata.
E quelli – per quanto contrariati – non ebbero il coraggio di farlo, mentre Lui continuava a disegnare col dito sulla sabbia chissà quale parola.
Probabilmente “pazienza!” O forse nulla, solo punti asticelle e trattini per non perderla a sua volta, definitivamente.
Non c’è che da imitarlo, a tavola, quel giorno, disegnando col dito sulla tovaglia tra molliche di pane e briciole sparse, onde evitare che tutto vada in frantumi. E’ anche così che si sopravvive e ci si dà forza. Coraggio!