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Essere qui

Pubblicato da Enzo Cilento su 29 Marzo 2015, 17:20pm

Tags: #in vista

E’ un vero paradosso ciò di cui stiamo parlando.

Nell’era in cui tutti rivendichiamo e difendiamo il diritto “sacrosanto” alla privacy - persino all’oblio, sui social e anche questo è un diritto, sì che lo è - nulla di noi è più segreto.

Forse per il malcelato motivo per cui nulla di noi desideriamo che resti segreto, solo per noi, mi chiedo.

Prendevo in giro un mio amico, giorni fa (non l’ha presa bene), dicendogli ormai che grazie a facebook, di lui conosciamo ogni respiro e ogni angolo del suo corpo che peraltro lui – a ragione, dal suo punto di vista – ha mille motivi per metterlo in vetrina.

E qualcuno potrebbe ribattermi che non c’è sospiro del mio cuore, non una sola emozione, che io tenga ormai solo per me, vista la sovraesposizione da web a cui mi sono prestato, anima e corpo appunto.

In tempi così, terrorismi e fanatismi d’ogni genere in rete, gli Stati stessi che pure difendono il diritto ai propri segreti di Stato e che intanto cercano di conoscere quelli di Paesi concorrenti, difendono la loro intrusione continua nelle nostre vite e nei nostri web per poter prevenire e spiegare, ricostruire, quel che accade; è accaduto o sarebbe potuto accadere; per non dire poi degli interessi commerciali, certo.

Nulla di noi sfugge al Grande Fratello che è però un Grande Caino, un traditore, uno che ti prende alle spalle, che “ti prende in castagna”.

Eccolo il social che doveva essere garanzia di libertà e di pluralismo che si trasforma in quel che è: il drone che mi spia dappertutto.

Detto che gli effetti possono essere peraltro assai virtuosi (reti di pedofili e di traffici illeciti di ogni tipo che possono essere sgominate); di essi è vero anche il contrario: che in Rete chiunque trova quel che cerca (anche il pedofilo, per dire); e che molto di quanto non si sarebbe cercato, si possa indubbiamente trovare a portata di mano.

Ma il discorso si fa davvero troppo vasto a questo punto e anche generico, temo.

Il discorso era nato però da un’altra considerazione: che nulla sembri abbia più da restare segreto in questa ossessione di comunicare (una nuova torre di Babele forse).

Eppure un segreto, la riservatezza la discrezione, non sono robaccia da rottamare (di per sé, io non amo la rottamazione, comunque) e che esiste uno spazio di privato che dovrebbe essere inviolabile, sempre, davvero come un luogo sacro, come il Santo dei Santi della nostra esistenza.

Non saprei dire in cosa consista in assoluto; o forse esso consiste per ciascuno in qualcosa di differente, un quantum (e non è l’inconfessabile); e di certo è quello che non si mette in piazza, perché andrebbe sciupato, non sarebbe compreso: e forse non serve conoscerlo che a noi stessi.

E al Padreterno, immagino.

Vivo quotidianamente questa dicotomia e questa lotta nel mio rapporto coi social e ogni giorno mi chiedo quanto ne sia vittima io stesso, quanto non sia vittima di quest’ansia di dire “io esisto” e gridarlo nell’etere dove magari qualcuno raccoglie.

Poi (mentendo?) mi dico che qui sono approdato per una serie di motivi, davvero.

Volevo condividere le cose che vivo certo e le cose in cui credo. Che la mia vocazione era quella di parlare attraverso gli strumenti che ho sempre usato, da giornalista e da autore: la parola.

E in questo modo soprattutto parlare delle nostre ansie di infinito; del nostro anelito a Dio; dell’ammirazione profonda che nutro per chi è capace di scelte radicali e forti, anche di ribellione: da Cristo in poi; e persino prima. Che era questa e lo rimane l’unica missione per cui sono ancora qui.

Che forse vorrei essere anche di aiuto a chi cerca come me una dimensione, anche religiosa, una famiglia sui generis in quest’ambito, in una Chiesa che fa fatica a contenerci secondo le nostre caratteristiche personali e culturali, sicuramente inconsuete, nuove.

E’ forse una excusatio non petita – lo so – ma è che spesso io stesso mi dico “cosa ci faccio qui?”.

E’ che forse ci è davvero chiesto di stare ovunque, in un modo nuovo e diverso, questo sì – azzardo - ed è questo che si cerca di fare.

Io, ai miei segreti ci tengo; alla mia discrezione.

E se talora ne ho infranto le regole, è perché si sbaglia; ed io non sono esente dalle mie cadute. Anche di stile.

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