Le mie reliquie – merce rara che viene dall’Oriente - son come le penne dell’agnelo Gabriello, imperdibili e rubate nel sonno, al buio, come Dafne ed Apollo, Berenice; e non ci vuol molto per far contenta la gente. Basta prestargli ascolto, come all’illusionista, al Silvan di turno e a Houdinì il mago.
Che di sicuro, ci vuole solo un po’ di fede per sperare che una sola piuma mi renderà più leggero dell’airone – in spirito e corpo - che vola sempre sui tetti di Certaldo; e basta poco insomma, un po’ di carboni avvolti in un cencio che raccolgono quanto resta della croce di Nostro Signore: per esser salvi, da qui all’eternità, di certo, quando le trombe a Giosafat suoneranno a voce spiegata.
Di reliquie sante ce n’è ad ogni modo – calma, gente, calma! – ve n’è persino della Santa Fe’ e dello Spirito Santo in volo aereo: del suo profumo e dell’aroma che lascia al suo passaggio. Di questo il buon Frate Cipolla può fare mostra a chi solo avesse la fortuna di incontrarlo, oggi e ieri, sempre, mentre va in scena il pirotecnico giuoco di parole, musica di Haendel per i fuochi d’artificio reali; bel caleidoscopico parlare in technicolor per chi ama il circo e tutte le sue belle attrazioni: dalla donna Cannone e i Gemelli assai diversi e senza nome; dal regno di Gog e Magog in persona, fino agli tzigani che suonano la cetra o il fraticello nano trovato in una grotta del monte Santo, mentre parlava con la cattolica religione e la sua Madre discesa sotto forma di cometa nei cieli d’Oriente quando viene inverno; e le notti, le più lunghe, son tutte un baluginio di stelle e di costellazioni, con lo Zodiaco che brilla a meno 105°, al di sopra dell’atmosfera e della Scala Santa di Giacobbe.
Il frate è un uomo di spirito e di humour vero.
A nessuno potrebbe capitare invero di coglierlo disarmato ed incapace di reagire, anche di fronte al più beffardo dei raggiri.
E così, mentre me lo rileggo il mio Boccaccio d’annata, la piazza della Fede popolare e disperata, di chi non sa a quale santo votarsi e di chi non si vota ad alcuno, si riempie di gente pia e meno, di gente sorridente, di quella ammirata, di quella infine spiazzata.
Nella vita occorre sapersi cavar d’impaccio in ogni luogo, che pure quella è virtù santa e che santifica gli astanti.
Che Dio in cielo benedice e guarda compiaciuto quelli che ne sa una più del diavolo, infine.