Sono stato con i miei genitori stamattina, con i miei, con i nostri cari. Era una giornata di sole perfino là, dove regna il silenzio e si viene per ricordare: non ditemi "funereo" come se fosse un delitto: non ero neppure triste.
Ci si abitua anche all'idea della separazione, di interpellazioni che non trovano risposta.
Per strada, tra le valli e i viottoli in campagna che collegano un podere all'altro e non collegano nulla, sterrati spesso che non conducono in nessun luogo, si incontravano alberi in fiore: tra venti giorni è primavera. Molti fiori erano finti e quasi tutti sembrano finti in quel luogo, destinati a morire prima, non chiedetemi perchè.
Sento un così forte legame con loro, con i pezzi del nostro silenzio, non da oggi; con storie che nessuna racconta più, e con occasioni mancate anche di parlarci e di condividerci, che non so...
Sto cercando ora, in questa fase della mia vita, di non perdere nessuna occasione per parlarmi quasi accalcandomi e sovrappondemi; e lasciare che mi si parli: abbiamo bisogno di compagnie attente e rispettose piuttosto che di sguardi distratti: è che vorremmo portare tutto e tutti, quasi tutto, con noi. E che forse è proprio così che accade.
Quei miei genitori anziani che mi stavano a fianco e che mi si stringeva il cuore. Coraggio! Che siamo tutti sulla stessa via, mi sono detto. E ho pensato che neanche questa volta ho avuto il coraggio di dirgli tutto.
Spero un domani, qui o da un'altra parte di esserne capace. A meno che certi silenzi non parlino più delle nostre solite parole.
In macchina tornando ognuno con i suoi pensieri, mentre contavamo le case sulla via del ritorno, dove avevano abitato questi e quelli. Ma le case restano qui, e noi andiamo via, altrove...