Sono molte le cose che ci tengono prigionieri.
Sono i dèmoni a cui obbediamo.
Ognuno ha i suoi; e nessuno, in tutta sincerità, potrebbe mentire a sè stesso.
Io ho i miei. E questo mi rende pieno di scorie, appensantito, come dire "impuro", cioè incapace di sollevarmi oltre.
Non sono l'ideologo della purezza: a nessuno di noi è chiesto di esserlo del tutto: sarebbe una pretesa e sarebbe un'utopia, una grande menzogna e una bella manifestazione di presunzione. Si ha sempre la sensazione che noi si sia i puri, "duri e puri"; e che gli altri siano dalla parte sbagliata. Non voglio nè colpevolizzarmi nè macerarmi per questo. Ma ne prendo atto: mea culpa, insomma, perchè questo ci impedisce di campare...
E' che il pensiero di esserlo, i puri, "mentre gli altri invece..."; non porta lontano. Non ci porta lontano e ci allontana dal prossimo, dall'altro.
Cosa mi possiede, dunque? Una grande presunzione; una sensazione di essere totalmente autosufficiente spesso e di avere sempre buone ragioni, le argomentazioni giuste, insomma.
Trovo che siano questi gli spiriti "impuri" da cui libera Colui che si incontra, un Salvatore in quanto un Liberatore, prima d'ogni cosa, come racconta l'evangelista Marco, oggi.
Mi si chiede spesso se credo a questi "spiriti" del male, e al demonio; se trovo che non sia, chissà...
E' che la domanda magari è mal posta. Il demone che ci possiede per lo più è altro; ed è da altro che per lo più noi tutti vorremmo liberarci per andarcene a zonzo leggeri, liberi e insomma del tutto rinnovati.
Di ogni altra possessione non ho molto da dire; non ho argomenti.
Conosco quella più comune però, che mi appartiene, per cui la sicurezza del domani, miti ed idoli, benessere e denaro, ciò che è alla moda, in qualche modo; quello che si deve fare e si deve avere ad ogni costo, anche il successo, seicentomila contatti su facebook e infine le visualizzazioni dei pezzi tuoi sul web, quelli sì son demoni che mi fanno impazzire, schiumare di rabbia, di insoddisfazione, di invidia e di frustrazione; che mi liberano la coscienza e la linguaccia contro tutti quelli che sembrano averne in quantità di quelle cose che mi riempiono il pensiero, che mi ossessiano, che mi rovinano la vita, me la sottraggono, me la fanno perdere, impedendomi di vivere quel che ho, nell'ansia rovinosa di quel che vorrei essere, vorrei avere, vorrei diventare, oggi, domani, prima di morire, un giorno o l'altro, schiavo di questa proiezione, di questo miraggio che mi rende un automa, non libero, non vero, schiavo di un disegno che mi sottrae a me stesso, al sano realismo di cui ho bisogno per respirare senza digrignare i denti come un ossesso.