Sto a vedere quello che accade di questa esperienza che sto vivendo quest’anno: resto sul chi vive e aguzzo lo sguardo. Son curioso e a volte ansioso: non posso negarmelo.
Non nascondo – lo dico ai miei quattro lettori interessati, anche alla mia vita, dico – che continuo a coltivare il sogno di condividere lo spazio (ideale e materiale) e l’ideale (nello spazio e nel tempo) evangelico e non solo che mi ha spinto fin qua, per una vita nuova.
Mi sono chiesto se lo stesso non avrei potuto anche altrove, in città; o anche vivendo con i miei. In realtà ci ho anche provato: si va avanti a tentativi, si sa.
Non ho preclusioni però, salvo ciò che mostra l’esperienza diretta, e ammesso che ne avessi in passato di queste; mentre, come dice san Paolo, voglio vivere del mio lavoro, poca cosa, giusto per non essere di peso a nessuno: credo che dovrebbe essere la condizioni di tutti i religiosi, oltretutto: avere una fonte di sostentamento che nasce dalla propria attività, in totale ed assoluta sobrietà.
Persino il blog e il web su cui mi è capitato di pontificare ora pian piano stanno diventando meno importanti: non è detto che debba fare di questo, un pulpito; o che sia chiamato a cose così altisonanti ed importanti: non mai sentirmi come il predicatore che si affaccia in Rete. Non a questo, non eminentemente a questo mi sento chiamato. Mi devo morigerare, ma son le cose stesse a farlo oltretutto.
A volte ci si scoraggia in questa condizione e ci sinterroga (che cosa ci faccio io qua – come avrebbe detto il vecchio Chatwin): perché si vorrebbe vedere tutto e subito; vorresti vedere gente che ti bussa alla porta incuriosita da questa tua scelta, per condividerla, non per un’intervista;
che ti contattasse quanto meno sul web; o non so come.
E invece bisogna aspettare e mettere in conto anche che questo non avvenga mai; ah quante cose aveva da insegnarci alle sponde del suo deserto solitario Charles de Foucauld.
Quando a giugno – a fine giugno - ho scelto pian piano quest’altra via, con sempre maggiore consapevolezza, lasciando il Seminario; ho dovuto mettere in conto anche questo, ma non mi sento dispiaciuto.
Ognuno ha la sua strada e tutti la stessa fede, in certo modo: ciascuno secondo quanta gliene è stata data e secondo la propria perseveranza e le proprie scelte, quelle quotidiane.
Al mattino mi alzo prima delle 6 per l’Ufficio e le letture, mentre fuori è silenzio; e così proseguo, con momenti di preghiera (chiamiamoli così) alternati al lavoro (quel che ho), in casa e fuori; regalandomi ogni tanto un po’ di attività fisica che mi aiuta in mille modi, del resto, soprattutto sul piano della sanità mentale.
Alle 9, alle 13 circa; alle 15,30, alle 18 all’incirca, prima di messa, e poi infine prima di dormire, alle 21, altri momenti per la recita dei salmi e qualcosa da leggere, da studiare.
Non c’è nulla di eroico e di apprezzabile in tutto questo e non accampo grandi meriti: ci mancherebbe!
Il posto mi aiuta, anche se freddino: un paese solitario e silenzioso; tanta campagna attorno e tutto il verde e la solitudine che voglio, quando voglio.
Per il momento vado a Roma, in città, una volta a settimana, per il corso di scrittura che tengo, finchè regge; e poi Santa Maria Maggiore, qualche amicizia pretesca ed altre tra gente comune e laici, come me, un po’ sbandati;
e poi ritorno in quello che, prendendomi un po’ in giro, io stesso chiamo “l’eremo” e quando lo dico al telefono, mio padre ne ride.
So bene di non avere molto altro da offrire e che forse questa vita non ha molta attrattiva, per i più.
Io spero che sia come una sorta di deserto in cui entrare in contatto con ciò che cerco, Chi cerco, con cui far crescere questa intimità.
Sono forse fuori del tempo, fuori da certe dinamiche per cui oggi transita il mondo e so che l’ho scelto e che lo sceglierei ancora.
E’ che – come ricorda uno dei salmi – “di ogni cosa perfetta ho visto il limite” e invece vedo orizzonti entusiasmanti e promettenti altrove, qui, lontano.
Non è detto che non possa avvenire altrove.
Non occorre Assisi e Lourdes, neppure Gerusalemme perché si compiano certe scelte di campo; e non è detto che debba mettere un’inserzione da qualche parte per trovare altri compagni di viaggio.
E’ la Bibbia a ricordare di “ospitare” anche solo col cuore, nei propri pensieri, altri; insomma, di non restare chiusi: spesso, inconsapevolmente si ospitano degli angeli e neppure lo sappiamo.
E gli angeli ci annunciano sempre qualcosa: che magari le nostre preghiere hanno trovato una risposta.
Non sono stato giubilato e neppure respinto dalla Chiesa ufficiale e quella gerarchica: non è così.
E’ che le mie vie mi conducono altrove.
Bisogna capirlo, io stesso prima che tutti quanti gli altri.
E persino a casa sembra che questo sia ormai scontato.
Già! Come se poi ci fosse qualcosa di scontato nella vita, a parte le nostre abitudini e le nostre pigrizie.
C’è un gran vento di tramontana fuori e non c’è molto da fare qui; ma a me sta bene. Faccio quel che amo e quelli che amo sono sempre qui, nel mio cuore.