Ci piacerebbe che la chiesa “respirasse a due polmoni”, come diceva Giovanni Paolo II pensando all’apertura improcrastinabile ormai che si doveva alle chiese d’Oriente trent’anni fa.
O più, “a pieni polmoni”, io direi: perché fa bene alla salute, custodisce ciò che Dio ha creato e perché va bene che tutte le chiese, né solo quelle – dico – uniscano i loro sforzi, il loro anelito, ad un mondo in cui l’uomo non dimentichi ciò per cui è fatto. Io continuo a credere: per un destino infinito.
A pieni polmoni, comprendendo tutti gli uomini di buona volontà, religiosi o solo (!) onesti, “laici” come diciamo; che magari non riconoscono un credo religioso preciso, certo; ma che “guai a voi se volete togliergli l’onestà e la lealtà”; o anche la libertà, come diritto inalienabile di ogni uomo.
L’alternativa è la banalità del poco a cui ci abituiamo e del non bene per cui sopravviviamo: per non dire “del male”; di chi si accontenta di vivere come se fosse tutto qui.
Come se ci dovessimo rassegnare appunto a che “passa la scena di questa mondo” – certo – e che la scena di esso in realtà è orripilante, brutta e anche di cattivo gusto, come certi reality televisivi, spesso pura pornografia: del potere, dell’ingiustizia, del sopruso e dell’illegalità.
E io non mi rassegno: a pieni polmoni.
Altrimenti è la scena degli ebeti sciocchi e infelici, ma anche dei genocidi e delle infibulazioni; è la scena degli Olocausti e delle terre “libere dagli usurpatori, dagli stranieri che non vogliamo” (!); la nostra terra che dev’essere – come per i nazisti e né solo per loro, per quelli dichiarati – “judenrein”, libera dagli ebrei, libera da ogni diverso, lo straniero.
Nè nessuno del resto deve rassegnarsi a questo invero, o anche solo all’idea che si sia qui solo per soffrire e per subire; e che la storia del proprio popolo sia irrimediabilmente una storia millenaria di sofferenze.
Lo ripeto oggi – come faceva un mio amico parroco che i miei amici dicevano “tribunizio” – perché la Chiesa (quella cattolica romana) ricorda i santi Cirillo e Metodio, sì certo, evangelizzatori dei popoli slavi, co-patroni d’Europa dall’80 proprio per volontà di Wojtila;
e perchè poi mi ricordo sempre di come la diversità, anche nelle Chiesa – di tradizione, per esempio – è ricchezza, una grande ricchezza.
Io continuo ad essere incuriosito da questa; e si ha tanto da imparare e da ammirare da orientali e armeni, maroniti e copti, da tutti, fratelli separati o meno, riformati; anche da quelli che sono in ricerca o che professano una fede diversa; non per procedere sulla via del sincretismo o della paventata perdita della propria identità, ma perché “sono uomo e nulla di ciò che umano lo ritengo a me estraneo” – avrebbe detto il buon commediografo latino.
Nulla mi minaccia, se non l’idea che tutto sia una minaccia a ciò che sono e che non voglio in alcun caso mettere a confronto.
Voglio respirare a pieni polmoni…