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La banalità del bene

Pubblicato da enzo cilento su 8 Gennaio 2015, 17:52pm

Tags: #in vista

Qualsiasi cosa si faccia nella vita (anche il calciatore o il giornalista, l'uomo di spettacolo), è la "generosità", lo spendersi, mi sembra, il carattere decisivo che determina infine il valore sociale, umano - persino cristiano - della nostra attività: "non risparmiarsi", "non tirare a campare". Mi sembra un buon comandamento da cui partire!

Non importa cosa, dunque: è - per ripetere la solita frase fatta e sdolcinata - il cuore a fare la differenza.

"Spendersi" insomma - come si diceva: "ho dato tutto, mister, Signore, ci ho provato". Vale anche di fronte alla malattia.

Mi veniva in mente oggi - peraltro - mentre sedevo sulla poltrona del dentista e con lui si parlava di quello sport che personalmente mi ha insegnato a "soffrire" e a combattere.

Come in una partita o come in una corsa: ci si impegna, spesso fino allo stremo: vada come vada.

Ora, vale per chi insegna ai bambini l'abc; chi spiega latino e greco e chi la fisica quantica; chi insegna solo a dar calci al pallone o ancora a correggere la postura a chi ne avesse assunta una scorretta.

E potremmo continuare così all'infinito.

Ora, i famosi cinque pesciolini e i pochi pani che possediamo e che pensiamo non possano sfamare nessuno, in realtà sono quello che basta - perchè sono tutto ciò che abbiamo - anche agli altri perchè questi si sentano sfamati, quanto meno dal nostro impegno: che sazia quindi molte fami: quella di sentirsi accolti e presi in considerazione, prima di tutto.

So bene che la chiave di lettura a non pochi sembrerà sentimentale e qualunquista, buonista; eppure sono convinto che ad ogni livello è questo che ci vien chiesto: fa' bene ciò che ti è dato di fare, adesso e qui; non venire meno all'impegno che hai preso, stacci dentro.

Talvolta abbiamo l'impressione che ci sian chiesti grandi gesti, eccezionali, per servire la giustizia, il bene o come si voglia chiamare. Temo che così non sia.

Banale quanto si voglia, ma il bene - se così si può chiamare - non ha bisogno delll'etica da beau geste; il bene viaggia esattamente sulla lunghezza d'onda della nostra vita, fino a prova contraria e salvo casi "eccezionali" appunto.

Ci piacerebbe spesso avere il potere del taumaturgo e dell'asceta, dello stilita che non dorme e che non mangia, che parla a viso a viso col Padreterno. E invece molto spesso non ci è chiesto altro che far bene il giornalista, consolare e far compagnia con la nostra scrittura, con le nostre attività consuete, contruibuendo a nostro modo all'esistenza di un mondo appena un po' più vivibile.

I pani e i pesci che ci son chiesti sono questi: non di moltiplicarli compiaciuti dei nostri effetti speciali. E forse questo è il segno della nostra crescita, di essere diventati appena un po' più "maturi", non più gli eterni bambini di sempre: le magie insomma non servono alla normalità di tutti i giorni e non si possono replicare all'infinito. Che magia sarebbe altrimenti?

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B
Pani e pesciolini......mi fanno pensare alle Piccole Cose.<br /> E mi vengono in mente persone che hanno dato corpo a queste parole, hanno pensato di intitolare una canzone ed un libro così: <br /> &quot;Il Dio delle piccole cose&quot;.<br /> Il primo é un autore torinese che di recente ha scritto un testo (per tre cantanti noti al grande pubblico) avvertendo che &quot;...la gente ha bisogno di messaggi autentici e sinceri, di tornare a credere che i grandi cambiamenti partono dai piccoli gesti...quelli che fanno la differenza, trasformando realmente, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, istante dopo istante, ogni cosa e ogni cuore dal di dentro&quot; (queste le parole lette su uno dei quotidiani che sottolineavano il successo della canzone).<br /> Anche il primo romanzo della scrittrice indiana A. Roy, impegnata in questioni politiche e sociali,<br /> porta questo titolo e racconta le esperienze di due fratelli gemelli, descrivendo come le &quot;piccole cose influenzano il comportamento delle persone e delle vite stesse.&quot;<br /> Ho pensato così di citarli per accompagnare il pensiero di tutti quelli che amano vivere di piccole cose perchè ne hanno sperimentato l'importanza tanto da farne un punto di forza e di condivisione con il prossimo per dar valore al futuro.<br /> E forse già questo ci allontana, ci separa da diverso tempo ormai da quella fetta di mondo che ama l'apparire o per assurdo il non apparire in alcun modo (nel senso di non partecipare, non spendersi per qualcosa o per qualcuno ...altro che Giardino dei Giusti). <br /> Ed é giusto dichiararlo o averlo dichiarato - mi dico - chi prima, chi poi a tutta quella gente che si ostina a gestire la propria vita con la politica &quot;dello struzzo&quot;....mettendo la testa nel calcio, nei lussi, nelle carriere facili, nel look, nell'anonimato che non impegna e chi più ne ha ... più ne metta. <br /> Uno scontro non facile a giudicare da ciò che ci propongono politici, industriali, personaggi chiave, uomini di potere: &quot;..da qui non ci muoviamo&quot; mi sembra di sentirli dire ogni giorno alle tavole rotonde, mascherando il loro interesse personale dietro un coinvolgimento sociale finto che genera inquietudine per il domani delle nuove generazioni che dovranno gestire il mondo.<br /> Ma siamo in tanti a non mollare: ieri passando per Fontana di Trevi sono entrata a Palazzo Poli dove ci sono opere di Giuseppe Stamponi ....con un altro titolo: &quot;Odio gli Indifferenti&quot;, preso da un testo di Gramsci. Anche lui sta dedicando tempo, energia e passione ad un Progetto chiamato Solstizio: userà l'arte e i social network per osservare le realtà che ci circondano e definire una Global Education per le nuove generazioni e per gli adulti di oggi.<br /> Allora queste Piccole Cose fanno Grande il Mondo, ora e qui.
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