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I Lumi e i Provocatori

Pubblicato da enzo cilento su 9 Gennaio 2015, 15:54pm

Tags: #attuale

Adieu Montesquieu

Adieu Montesquieu

Ci hanno colpito in questi giorni oltre ai colpi del terrorismo, al bailamme degli opportunisti e alle strumentalizzazioni degli xenofobi di questo e di altri Paesi, anche le parole che si vorrebbero “fuori dal coro” di qualche intellettuale con tutti i suoi distinguo.

“Ora da noi si vanno versando fiumi di parole roventi e afflitte sulla libertà di stampa violata e sulla libertà di satira minacciata. Un cordoglio sui simboli quasi più che sui morti. Un grido di battaglia che sembra quasi un grido di battaglia contro il sacrilegio inverso commesso dagli assassini per spezzare le “matite” della libertà. Anche questa sembra una siglia sacra, un rito pieno di dogmi, il timbro della civiltà dei lumi violata dai barbari”

– così dunque su di un quotidiano cattolico purtroppo, che più avanti incalza

“Torniamo dunque alla libertà, e al limite della sua rivendicazione, quando invade e offende la sfera intima che altri uomini hanno cara (e rivendicano libera). Osserviamo come nella criminogenesi delle vendette giocano le “provocazioni”, internazionali o involontarie e persino inavvertite. Per far cessare delitti orrendi come quello di Parigi la cosa peggiore per noi è difendere come una contro-religione la libertà di schernire come ci piace la religione altrui e di sghignazzare sui simboli sacri di chiunque. Chi lo va facendo, non prepara la pace; non può avere nemmeno dialogo credibile con i rappresentanti dell’islam per emarginare le cellule del fanatismo; non uò illudersi che i “lumi” in cui dice di credere non siano spenti quando l’uomo si sente nemico, si fa nemico. Lo scontro di civiltà è la cosa più incivile”.

A firma: Giuseppe Anzani.

Il pezzo ha del buono e del giusto; del discutibile, mi sembra, e non si può fare a meno di obiettare su qualche punto.

“Cicero pro domo sua”, come diceva il mio vecchio professore, Ettore Paratore, a Roma, sembra qui (e lo sostiene un cattolico, quale io mi ritengo, a torto o a ragione), sembra quasi che la libertà di stampa, la libertà di satira – nei limiti della decenza, si capisce – sia uno di quei feticci sui quali si può tranquillamente sparare a salve: non è un principio assoluto e non è una contro-religione – dice Anzani.

Ora, noi cattolici, storicamente, sulla libertà di stampa, avremmo qualche debito storico da pagare (Crociate, Albigesi, Movimenti Pauperisti di ogni tempo; Galileo, Bruno e compagnia cantando) e non a caso alcuni tra gli ultimi papi han dovuto chiedere scusa in ginocchio di fronte ad una “verità”, ad una “libertà”, di espressione e di studio, che avrebbe richiesto altre prese di posizione.

La libertà, anche se ricollegata all’età dei lumi (la lingua che batte dove il dente “storicamente” duole), è un bene, di fronte a qualsiasi dogmatismo: “ci deve stare a cuore che chiunque, pur con rispetto, possa esprimere il proprio punto di vista, cattolici o non; islamici o non: ci piaccia o meno”.

Se il problema è che poi si possano toccare punti della sfera intima di un’altra persona (ciò in cui crede), è naturale che questo va fatto con grande prudenza e delicatezza (parlerei di “buon gusto” soprattutto), ma si dovrà pur convenire che su quella sfera intima si può equivocare e discutere all’infinito: alla fine persino un crocifisso in classe e un presepe vengono contestati oggi, perché offenderebbero le sfere intime di altri fedeli.

E qui mi pare che Anzani e chi per lui si pongano allora sull’altro versante della discussione in tema di libertà.

Pericolosissimo infine quel passaggio relativo alla criminogenesi delle vendette, spiegate come il frutto di provocazioni più o meno involontarie. Un’argomentazione simile mi ricorda certe “terribili” sentenze sugli stupri e sulle violenze sulle donne: la minigonna è una provocazione. Ergo…

Dopodiché, ogni presa di posizione, ogni “libertà dei lumi” potrebbe essere una causa (per carità: involontaria!) di una vendetta: “siamo stati provocati”.

In una civiltà del genere, provocazione diventa una famiglia diversa da quella tradizionale che ha i tuoi diritti e che vive sul tuo pianerottolo; la rivendicazione della propria omosessualità, della propria diversità; il proprio stile di vita (magari occidentale); la propria fede; un crocifisso in classe; un velo messo o meno; un abito da prete o da suora; la propria specificità insomma.

Tutto provoca inconsapevolmente altri.

Ma è questo sapersi relazionare con le differenze che va insegnato ed affermato: a ciò che ci provoca – è questo che avrei voluto leggere sul quotidiano di cui sopra – si reagisce “lasciandoci provocare” ed interrogare e lasciando che altri vivano anche nell’errore – se è quel che pensiamo – ma con il pieno diritto di farlo. Ecco questo è il credo dell’età e della libertà dei lumi.

Questi giustificazionismi, professore, e queste controffensive contro una civiltà che a ragione o a torto dice di credere nella libertà (nelle libertà) rischiano di fare solo del male.

Io, da credente, provo cordoglio per le vittime e per i simboli.

Continuerò a battermi fino alla morte perché lei possa dire quel che pensa, vestirsi come crede e tutto il resto; anche se non dovessi trovarlo gradevole e di buon gusto. E se le facessi violenza, per questo sarei solo un bestione, lumi o non lumi, che non sa reagire alla provocazione che gli altri sono per il fatto stesso che esistono.

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