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Il calcio di Hamilton

Pubblicato da enzo cilento su 22 Gennaio 2015, 16:06pm

Tags: #un altro sport

Il calcio di Hamilton

Ah sì, certo: ci sono tanti modi per tenersi salva la vita, questa almeno. “Chi dietro a iura e chi ad amforismi sen giva” – diceva Dante…

Insomma, mille le strade per trovare un senso una ragione una motivazione e persino una disciplina: perché senza una disciplina delle proprie risorse è difficile ottenerli i risultati: e mantenerli.

Gli uomini di teatro, quelli di spettacolo, quelli autentici, non smettono di ripeterlo: “studia”; i cantanti.

E non si smette di studiare tutta la vita: a tenere allenata la voce e il corpo; si studiano interpretazioni e personaggi, nuove tecniche di immedesimazione.

San Paolo, di quelle palestre che sono gli allenamenti quotidiani, quelli di carattere, spirituali in tal caso, non tace: anzi, insiste sull’argomento, perché la posta in palio è alta. Così come tanti padri della tradizione monastica e non solo: atleti veri, intendo, a tutto tondo, persino nelle performance di resistenza fisica, se vogliamo dire…

E’ vero che Paolo, per estrazione e tradizione giudaica piuttosto che non elenizzante contrappone quel batter l’aria del pugile e dell’atleta al più alto traguardo dell’atleta di Cristo, in tal caso (spirito, e non corpo quindi); mentre per la nostra cultura, dell’armonia corpo e spirito noi siamo assertori convinti, insieme: senza che nulla che ci è stato dato “in dotazione” venga scartato e sottovalutato.

Lo sport, personalmente, mi ha forgiato in buona misura il carattere e mi ha messo in grado di sudare, di saperlo fare; di perseguire obiettivi con forza e con tenacia; mi ha dato quella costanza nelle azioni, anche ripetitive talora, che mi hanno cambiato e mi hanno reso fortissimo, mi rendo conto: un carrarmato, un bulldozer, un tanque, come dicono gli argentini.

E’ difficile in certi ambienti far capire questo: sembra che questo ditragga dal nostro obiettivo. Chissà!

Perciò mi piace parlarne invece; ed esordire con una notizia che ho tratto dal web la scorsa settimana.

Parliamo dell’Hamilton Academical, società di calcio scozzese.

Il suo copresidente Colin McGowan, racontandosi al New York Times, spiegava la scelta “social” della società di cui sopra: “Sono stato in cura per 31 anni: sono stato tossico e alcolista, non dimentico il dolore che ho causato agli altri”. Di qui la scelta dell’Academical di occuparsi di senza tetto, di fornir loro dei pasti, di organizzare sedute di recupero; di riservare loro una tribuna in occasione delle partite interne della squadra, che del resto si misura contro i giganti del Celtic e dei Rangers, il massimo in Scozia, in collaborazione stretta con l’organizzazione Cocaine Anonymous.

Si gioca a calcio insomma, ma non si dimentica che la vita fuori è una partita durissima – mi sembra di capire – che i falli sono spesso fuori da ogni regolamento e che insomma una grande carriera (di uomo) spesso finisce nel fango; o nella polvere dei sogni che non si realizzano.

Molti potenziali campioni fermati da un infortunio e da mille altri fattori ne fanno esperienza; molti bambini e studenti prodigio.

Bisogna allenarsi anche a questo.

Ne parleremo ancora, parleremo di quest’altro sport e di queste altre storie. Mi piace ricordare una stagione felice e spensierata della mia vita, quando mi affacciavo al giornalismo come collaboratore sul web: ricordo di avere esordito su questo supporto diverso (ero già sul cartaceo da qualche anno) raccontando proprio di questo; ed era un bel dire.

Ero su www.sports.com che avevo contattato a Londra e che mi aveva affidato queste storie “diverse” di sport; tanto che la cosa ci esplose tra le mani diventando – tra ricordi e ironie e non poca umanità, spero – la più seguita delle rubriche.

Qui nulla va perduto – mi dico – e se il Signore mi ha dato questa vena, devo metterla a servizio: come la mia esperienza a teatro, quella di autore, non per autoreferenzialità, ma per dar gusto alla vita: spero anche quella altrui.

Un ultimo ricordo infine va ai miei esordi di collaboratore in una parrocchia di Roma. Conoscendo la mia passione, il giovane vice parroco, don Cristiano, decise di affidarmi la squadretta di calcio a 5 dell’oratorio.

Lo ricordo con affetto e con gioia: tutto.

Son queste le cose che cambiano la vita. Che gioia rimettere palla al centro e ricominciare a giocare!

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