Raccolgo e metto insieme un po' di materiale vario, di diversa provenienza e un po' di sensazioni diffuse e distinte, non chiare, magari, come avrebbe voluto il buon Cartesio.
Di quest'ultimo ricordo - ahimè - gli attacchi contro il suo preteso "razionalismo" bieco che ho sentito rivolgergli in una Facoltà Universitaria, per un intero anno accademico, appena dodici mesi fa. E invece non tutto è da buttare, mio René - mi son sempre detto, però.
Ritorno dopo qualche giorno sul contestatissimo articolo di Vittorio Messori sul Papa e sulle sue dichiarazioni (del Papa, intendo).
Sono davvero tante; si fa fatica a stargli dietro.
Il buon Messori, che parlava oltretutto del "cattolico medio" e del suo prevedibile disorientamento, lasciava intendere che, dietro tanto dichiarare ci fosse una segreta regia, un strategia comunicativa raffinata...
No comment.
So per certo che ad ogni modo, solo riprendendo le ultime dichiarazioni di Bergoglio, solo da tre giorni in qua, c'è da rimanere sbalorditi, oltre che per la produzione immane, anche per i contenuti sempre tutt'altro che scontati.
Sarà che estrapolando e ritagliando, noi giornalisti, riusciamo a tirar fuori titoloni che vanno ben oltre la volontà del Papa (è così ingenuo?).
Sarà che se c'è uno che parla "un clericalese al contrario", questi sembrerebbe essere proprio Bergoglio (un "non clericalese" quindi, sia lui che il suo linguaggio). E ti trovi a dover fare i conti con le sacrosante accuse mosse al benessere neppure tanto occultato di tanta curia; all'opinione diffusa in merito a confessione e riconciliazione ("una festa, non un castigo" - dice Bergoglio); alle dichiarazioni in merito alla sicurezza e alla Città che lo vede suo primo cittadino; alle posizioni assunte in merito alla validità di certi matrimoni e così continuando: solo per restare alle ultime settantadue ore.
A me sta benissimo così.
Come mi sta bene saper parlare le parole comuni: parlare di conigli e di figli, di matrimoni e relazioni mai perfetti; persino di pugni e di parolacce che tirano in ballo le mamme, senza entrare personalmente nel merito della questione su cui pure ho maturato posizioni leggermente diverse.
E' naturale che il clericalese tradizionalista rimanga spiazzato da questa ondata lessicamente iconosclasta, studiata o meno che sia (sembra però che papa Bergoglio si sia sempre espresso così), E questo perchè davvero sono andati a scovarlo alla fine del mondo, in un Paese così poco bizantino - mi sembra - da rischiare davvero lo spiazzamento generale. E questo in fondo in fondo ci diverte.
Il suo modo di essere e di esternare, di dichiarare, conquista persino storici avversari: uno per tutti, il Nobel Dario Fo, che in un'intervista rilasciata giorni fa parlava del linguaggio di Francesco come di un lessico "rivoluzionario", anche nei temi e nella manifesta opposizione al modello consumista e materialista occidentale.
La verità è che molti sorridono soddisfatti, i lontani di un tempo, gli anticlericali (?) di una volta; gli altri, gli allineati un po' ingrigiti rischiano il collasso un giorno sì e l'altro pure.
Già: "ma chi sono io per giudicare?"; come ebbe a dire il nostro in aereo mesi fa, aprendo insospettati spiragli?
Altri si affrettano a metter toppe a chi sembra che provi gusto a strappare il vestito vecchio; quello che mettevamo tutti i giorni, sicuri che sarebbe andato sempre bene; mentre invece era diventato solo una vecchia divisa: sotto il vestito niente!