E' una bellissima giornata di sole, oggi: fuori ci sono circa 4°; il vento tira da ovest verso est; il mare in burrasca ed è il 1° gennaio del 2015. Io sto seduto al computer e scrivo del nulla; al mattino - fin da ieri sera - è tutto uno scambiarsi di baci e auguri: "domani sarà un giorno migliore"; oppure "domani è un altro giorno, si vedrà" come diceva la Vanoni tempo fa; perchè "è uno di quei giorni che...". Si fa la conta - scioccamente - degli amici sentiti; di quelli che mancano all'appello, assenti più o meno ingiustificati. Ce n'è, ce n'è...
Ci sono quelli maleducati che chiamano solo oggi e pretendono risposta; e di quelli che non lo fanno oggi e non lo hanno mai più fatto. Ne scopri dappertutto: specie se ritengono di aver raggiunto un certo ruolo nella vita- mio Dio! - : che sia direttore o sia priore, segretario e capufficio, direttore artistico e vescovo di Luoghi "Chissadovesono"...
Non cambia mica perchè è Capodanno, mio Dio! Non cambia e non ce ne stupiamo più: per questo ci stupiamo con quelli che baciano "auguri, auguri". Che sciocchezza!
Ad ogni modo gli si deve lasciar fare: la guancia non la ritiro quasi mai, un bacetto untuosetto non si nega a nessuno e neppure un sorriso: speriamo che Dio ci perdoni tutto questo! La replica va avanti da qualche millennio: con il solito pienone. E il solito cenone. Anche se fuori è -11°...
Il venditore di almanacchi sbugiardati è come sempre dietro la porta.
Sinceramente ho spento il cellulare da ieri pomeriggio: lo riaccenderemo domani credo, ad abbuffata compiuta. Vi voglio bene davvero, ma insomma gli auguri ce li facciamo ogni giorno in cui ci dimostriamo concretamente questo.
"Il solito scontroso!" - commentano. Hanno ragione in pieno.
E' che oggi è una bellissima e radiosissima giornata; fuori ci sono circa 4°; il vento soffia da ovest a est e marginalmente è il 1° gennaio di un altro anno. Dopodichè gli anni son solo convenzioni atte a misurare l'incommensurabile, il tempo, il vivere che è un continuum e che non ha interruzioni se non quelle traumatiche; e in fin dei conti lo spumante è una delle cose che digerisco meno: davvero. E non solo per metafora.
Il più bello dei Capodanni l'ho trascorso a teatro, quando ho cominciato a scrivere e a recitare: distribuivamo bollicine di spumante infido e panettoni in sala. Un altro, in mezzo a dei monaci silenti che avevano aperto la strada ad altre dimensioni: che parlavano perlopiù a fior di labbra e credo con Dio, di cui s'era illuminato il loro volto.
Il prossimo sarà così - mi dico - : a creare e a dar corpo alle parole suggerite in un lungo dialogo sommesso tra me e quel che cerco sempre. Anche se non è Capodanno, fuori non è sole, nè 4°; nè soffia il maestrale e il mare non biancheggia affatto.
Sto facendo le valigie ora: domani si riparte.
Come ieri e l'altro ieri e un anno fa e un'altra vita fa. Spento il cellulare, mi riassaporo il tempo senza doverne chieder conto e senza dover dire con un ghigno "auguri", all'ultimo degli sms messi in una lista di un gruppo senza nomi e senza volto.
E' dentro, se c'è, un po' di festa.