Si chiama "discorso" di fine anno: quello di Napolitano sarà il suo ultimo, ad esempio.
Ma al suo bel discorso - dopotutto - non rinuncia nessuno; al brindisi degli auguri, festeggiando e commuovendosi con lacrime (un po' così, di coccodrillo); specie dopo un po' di sano (?) avvinazzamento.
A ognuno il suo, insomma.
Certi discorsi si fanno sentire, in genere: altri sono insopportabili come una omelia mal riuscita. Risale a pochi giorni fa la "notizia/non notizia" di una nuovissima iniziativa editoriale intrapresa dalle Edizioni Dehoniane di Bologna proprio in merito all'arte dell'omiletica (come si costruisce una omelia, per l'appunto) - guarda un po'; un vademecum a puntate all'arte del discorso - si diceva - della predica o infine dell'annuncio.
Anche perchè il predicozzo in fondo è un genere che non passa mai di moda. C'è chi ne fa un'occasione pastorale; chi, una bella lezione di esegesi biblica; qualcuno prova a mettere insieme le due cose.
Benedetto XVI era della seconda scuola - sostengono gli esperti; Francesco, della prima.
Quando al teologo Danielou - mi sembra - veniva chiesto della condizione della Francia negli anni del Concilio, egli mi pare rispondesse "Si tratta di un Paese cattolico comunque, nonostante le migliaia di omelie pronunciate ogni domenica in tutto il Paese".
Nessun discorso quindi - per carità - al termine di quest'anno. Io non bevo alcolici oltretutto e quindi la lingua mi si scioglie meno del dovuto, in genere. Che non si dica che molti dei miei amici sono credenti "malgrado i miei discorsi dall'altare".
Dovessi augurare qualcosa però - detto che preferirei poter distribuire anche un po' di pernacchie , quand'è il caso; o di "contro-Oscar" per le performance dell'anno - andrei con un elenco che del resto ciascuno di noi potrebbe divertirsi a fare: ciascuno, secondo il proprio punto di vista.
2015: Mi augurerei di incontrare un po' di gente coerente e coraggiosa (due o tre non dico oltre), anche alla luce del Vangelo, o soprattutto.
Di evitare i rabbiosi e gli invidiosi (che esistano sì, ma che si tengano a distanza); formalisti e ipocriti; voltagabbana e arrivisti; carrieristi e avari; quelli che seminano zizzania e godono a fare del male.
Per l'anno che verrà Roma sarà pulita e meravigliosa più che mai, sarà efficiente e linda, trasparente, come la Curia Vaticana; e l'Italia un Paese civile, dove il bene comune è davvero il bene di tutti e a tutti sta fortemente a cuore;
i beni culturali e quelli ambientali e culturali rispettati ed amati; le tv di Stato davvero istruttive e impagabilmente formative; le tariffe trasparenti e le truffe praticamente inesistenti. Un po' di qualunquismo al termine della Festa ci sta tutto!
Un po' di luce - vorrei però - quella che squarcia le tenebre, quella di cui parla Giovanni nel suo Prologo al Vangelo: tanto basta.
Il fatto è che spesso viene invero ma non è riconosciuta - raccontano; che le sue parole passano come le sbornie di fine anno e che infine dà fastidio persino che traspaia talora oltre i botti di San Silvestro: "non disturbate!".
"Che la si spenga; che stia zitta, oltretutto; che si cambi canale" - diciamo tutti e di frequente.
Accade così che quella luce se ne vada, come noi, un po' scornata e disconosciuta.
Il tempo passa ad ogni modo, amici miei e qui è sempre più penombra: come nel web, nel quale io - per quel che posso - continuo a cercare a tentoni con un mozzicone di lampada accesa.
Rischiando di dar fastidio a qualcuno: ve lo assicuro. Ma questo fa parte del gioco e anche del carattere impossibile dello scrittore e di certi avventori.
Buon anno, ad ogni modo, navigatori, dovunque approdiate! Che navigare vi sia sempre salutare.