La cosa di cui ho più nostalgia adesso è posare la testa sulle gambe di mia madre, magari di mio padre. In realtà non so neppure se lo abbia mai fatto fino ad ora.
E sogno che lo stesso possa accadere su quelle misteriose di Dio, da qualche parte. Ho bisogno che qualcuno mi passi la mano sulla fronte e mi asciughi il sudore; anche le lacrime: ne abbiamo versate. Tutte le volte che non siamo stati capiti: che non ci siamo riusciti. E che ci hanno messo fuori.
So che non ci sarebbe bisogno di raccontare altro.
Lo sognano tutti gli esuli di questo mondo; quelli a cui sono passati avanti i furbi; quelli che non hanno casa, che dormono sui cartoni di notte, sotto i portici: fa freddo; dentro una tenda, lontano da dove sono cresciuti.
Che neppure so a volte dove sono cresciuto, se mai fosse avvenuto. Me ne vado a dormire così stasera e spero sempre che una specie di angelo, senza ali non troppo sdolcinato, mai comunque un vendicatore (a quelli neppure credo), mi visiti e mi dica: hai trovato grazia da qualche parte.
E al pranzo di Natale sentire che sono dove volevo essere, dove sono sempre stato, in certo modo: da quando ne ho provato coscienza.
La cosa di cui ho più nostalgia è una testa sulle gambe per darle una carezza, un conforto e guardandola chinandomi, dirle che la notte è passata, la lunga notte delle ingiustizie e delle incomprensioni, delle sopraffazioni, degli imbrogli e dei fannulloni, dei prepotenti.
Abbiamo voglia di un mondo migliore.
Non sono neppure triste in fondo; che c’è un esercito di senza lavoro, di chi non ha il pranzo di Natale, neppure il panettone; di chi “Natale è un giorno come un altro”, vicino alla disperazione, in rianimazione, al freddo, un corpo quasi gelido sulla branda senza segni di vita, solo un rumore di macchine artificiali. Mentre lo spumante e lo zampone…
Dovremmo essere lì questa sera, senza pietismi e senza curiosare, senza disturbare; a capire: che quelle mani sulla fronte sono la sola risposta al nostro immenso bisogno d’amore. Bisogna muoversi, e non solo sognare.
Ti chiamo alle sette, non voglio stare solo.