A che punto siamo della notte?
In fondo manca poco all'alba. E mi piace aspettarla l'alba: leggo o prego o faccio entrambe le cose: presumo di farle.
Al mattino, in quel silenzio impagabile, mi sembra tutto più chiaro. Ciò che sfugge alla frenesia del giorno. E le letture restano - frammenti - lungo tutto il giorno, come una sensazione di fondo, indirizzandolo in una direzione piuttosto che in un'altra, come per una fragranza che rimane nel cuore, nell'aria, come in cucina.
Mentre tanti sono costretti a correre, di contro (accade anche a me invero, e non sempre) perché c'è il tram da non perdere, e il treno: per lavoro.
Ed io con il mio libro sulle gambe.
Leggo le stesse cose anche sul mio sedile, in treno, se parto; e cerco di non perdermi nulla, ad ogni modo, con uno sforzo grande a volte, chiedendo scusa a me stesso e al Padreterno per quanto passa via, in quella situazione, distratto dal vicino, dal cellulare acceso; dal vociare, le chiacchiere legittime di un altro passeggero.
E non abbiamo quasi mai nulla d'importante da dirci - noto: questo mi spaventa e mi sorprende, anche se diventa importante quella umanità condivisa allora, uno sguardo almeno, "ci sei", quel non voler stare da soli - a che punto siamo della notte? - aprirsi solo per parlare della partita della Roma, di iersera.
Quei destini che si incrociano e quelle storie nel vagone; quei supplizi e quegli intrighi le gioie, tutti taciuti o quasi, perlopiù gelosamente tenuti dentro il cuore, nei portafogli e nelle borsette delle signore, nella borsa di chi si reca al suo lavoro.
E tutti con le dita su di una tastiera che non suona melodie, alzando lo sguardo solo se passa il controllore.
Quello che leggo allora stride con un'umanità diversa, che sembra aver perso il filo conduttore; la voglia di comunicare con Altro che non sia l'oggi e i programmi col respiro corto, la vacanza e la donna di una sera, il viaggio e il mutuo, la macchina e le modalità di pagamento.
Mi chiedo cosa ne abbiam fatto dell'uomo, del suo entusiasmante destino, dei domani di sviluppo e di progresso, verso cosa...
E mi rituffo nel mio libro che respira, di una promessa a cui credo ancora contro ogni ragione, logica folle di un mondo che vive la sua sospensione in un Limbo senza ritorno, infinito.
Verranno giorni migliori - mi dico - non posso non crederci: è il libro stesso sotto gli occhi a volermelo suggerire. Ed io gli credo. Fino alla prossima stazione, fino al capolinea spero, e prego, contro ogni ragione...