Non è colpa loro.
Che nelle parole lette dall’ambone non traspare neppure un’emozione, neanche oggi, nella domenica della gioia, domenica “laetare”, così come si chiama.
Se entrassi là per la prima volta, ad ascoltare, penserei ad una triste commemorazione, senza partecipazione; e me ne andrei: cerco qualcosa in cui credere, non il bollettino del mare.
Chiedo perdono! Mi sarei alzato in piedi a dirlo “di cosa stiamo parlando? E cosa stiamo aspettando? In cosa dovremmo credere, in questa profonda tristezza?
Così si naufraga, verso l’abitudine; e venendo da lontano ci si imbatte in ciò che neppure sfiora la vita.
Vorrei sentire che quel che mi racconti sì, ti ha cambiato la vita, l’ha resa più bella, un filino di speranza; che domani, già oggi, ti alzi sicuro – via! - che non tutto è perduto; che è venuto uno che la monotonia la manda in frantumi, che affronta la sfida; che ci si mette in gioco, ci si mette in moto; che non tutto è come sempre, come tanti, come tutti, come se niente fosse.
Di cosa saremmo felici dunque, se lo siamo?
Neanche una vibrazione nel tono della voce. Gesù Cristo è morto in croce.
Ci penso alla mia esistenza: se c’è gioia in quello che faccio, nel modo in cui affronto ogni cosa, nel chiedere degli altri, delle loro cose, nel raccontar loro i miei progetti, nell’ascoltare i loro; se c’è un’attesa o una stasi deprimente; se la mia vita sarebbe stata la stessa in ogni caso. E la risposta neppure voglio darla: ci devo pensare.
Devo pensare se mi fa contento sapermi quel che sono, dove sono, alberi e fiori, persone, ricordi, emozioni, morte e un destino infinito. Devo interrogarmi se capisco quel che leggo, quando leggo, se so essere lieto: di ogni prova superata, di ogni cosa affrontata, di ogni battaglia intrapresa, anche di quella perduta.
Voglio capirlo bene se tutto questo vale più della vita, di quella solita, delle sue ripetizioni rituali, dei luoghi comuni imbalsamati e degli sprechi alimentari. Voglio capire se, andando sull’ambone, non mi metterei a cantare tutt’altra canzone.
E se fosse così, salirò un bel giorno – anche domani – a dirlo che o si è tristi e disperati oppure si ha fiducia, un po’, e magari si è persino cristiani.