Di occhi e del cuore. Proseguo a dar corpo alle sensazioni di ieri sera, perchè c'è dell'altro che mi preme. E mi premeva dire già ieri, a pezzo appena pubblicato, che gli occhi dei bambini io li rivedo sempre negli occhi degli adulti: sono quelli, sempre là, per quanto tu li nasconda: ci sono nelle grinze degli anziani, in specialmodo, sorprendentemente, quando certe barriere cadono e il nostro personaggio costruito ad arte - vivaddio - se ne va in frantumi.
Tutto questo mi spiazza e mi allieta, ogni volta.
Così che dentro c'è ancora traccia di tutta l'attesa della vita - resta là, come in una lente cristallina: e ci sono i guizzi del ragazzino, le sue curiosità, c'è tutta la sua vivacità: quasi sempre.
Su di un volto non più infantile insomma, resta questa strana distonia: uno sguardo che tradisce l'infanzia che siamo stati. Questo ora mi fa felice.
L'infanzia che siamo stati è l'infanzia delle nostre evasioni, delle nostre canzoni, per dire: amavo bianche biciclette e un Carnevale ba-ba -ba che finiva sempre male. E l'infanzia dei nostri giochi: delle mie automobiline, per dire. E poi degli scarpini per giocare a calcio.
Dei miei dischi e poi dei libri infine, imperfetto poeta...
Un poeta un po' calciatore: Vinicius de Moraes ci costruì su una canzone, per dire...
Ci sono alcune occhiate furbe tra i vecchi (adoro guardarli) come di chi ha appena fatto una bravata (spesso le rivedevo negli occhi di mia nonna certe espressioni); o nello sguardo di mia mamma; persino di tanti saggi e venerandi, colti e stimati, persino seriosi; vescovi, onorevoli e frati: come per quell'andare a rovistare nel frigo e nella dispensa quando gli è vietato.
Non si smette mai: e il cuore è sempre lo stesso.
Abbiamo voglia di giocare.
E di tanti mi piacerebbe conoscerne il bambino che è stato. Di scrittori e statisti, filosofi e soloni; tuttologi e ideologi; di giuristi e giudici severi; di vescovi e papi, di santi e illusionisti, di navigatori. A sentirli sarebbero stati tutti "in embrione" quello che poi sono diventati: basterebbe guardarli negli occhi per capire se stanno mentendo, preti e sindacalisti.
Abbassa lo sguardo in fondo, chi non vuol tradire il proprio bambino.
Lasciate che vengano a me - fu detto - perchè Egli sapeva: che gli altri li avrebbero obbligati a dimenticare chi erano sempre stati, un po' furfanti e furbi, tutti quanti.
Ma questa è una storia diversa, o forse solo una sciocca divagazione tra i fili di Natale...