Forse un bambino che nasce ha già impressa in sè buona parte della sua storia.
Perchè c'è un corredo genetico.
E perchè a ben vedere - come appare in certe icone - quel bambino è già l'adulto che sarà. Come notano i poeti, nel vagito è già il segno anche del suo dolore, forse: certo, non solo di quello... E delle piaghe, delle ferite, anche di quelle.
Così, nel bambino del presepe è già visibile la ferita delle stimmate e della lancia, se vai a guardare; e in ogni vita è già impresso il segno della fine. Si nasce perchè non si era prima e non si sarà poi: quanto meno, non più in questo modo.
E' che glielo risparmieremmo a quel bambino (chiunque) tutto il viaggio del dolore e della malattia, della senectus che è già essa stessa un morbo, come dicevano i latini. Ma non possiamo impedirglielo ed a ciascuno tocca il proprio cammino: spesso felice, sempre inevitabilmente segnato da una chiusura, uno strappo traumatico. Quel bambino sarà un uomo, sarà un adulto, sarà molto probabilmente un vecchio. E quello nella grotta di Betlemme sarà un incompreso, uno tradito, uno condannato, uno messo in croce. Le sue mani - quelle di ciascuno di noi - sono già trafitte, fin dal principio.
Non possiamo far nulla perchè la notte di Natale non divenga il mezzogiorno livido sul Golgota. Possiamo accompagnare il tragitto altrui questo sì; con un cuore diverso, rispettoso del comune destino. Possiamo farci compagnia e consolarci con la promessa di un'altra vita, di fronte al pianto inconsolabile di chi ci è a fianco, uguale al nostro, oltretutto.
Stamani me ne stavo in ospedale tra ammalati in sala di attesa e ci si parlava e ci si confrontava. E mi ha colpito chi mi ha detto della propria nostalgia per una fede che gli avrebbe reso la malattia meno gravosa. Quando sono andato un attimo in cappella, non mi ha seguito, se non con un po' di malcelata malinconia: senza giudicarmi. Come non giudico io, adesso.
E' che quel bambino è stato disilluso: non so da chi, non so come. E che le piaghe sanguinavano di più, perchè nemmeno Dio gli sembrava gli fosse più vicino.
Stasera ho in mente gli occhi della bella Virna Lisi.
Erano gli occhi di una bambina bellissima, sempre, eppure adesso con la sua parabola già compiuta: prego perchè le si faccia compagnia.
Bella com'era, non le sarà difficile. Se solo fossimo consapevoli di quanto è simile il cammino: di tutti, intendo. Di tutti...