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Gli occhi dei bambini

Pubblicato da enzo cilento su 18 Dicembre 2014, 21:06pm

Tags: #in vista

Forse un bambino che nasce ha già impressa in sè buona parte della sua storia.

Perchè c'è un corredo genetico.

E perchè a ben vedere - come appare in certe icone - quel bambino è già l'adulto che sarà. Come notano i poeti, nel vagito è già il segno anche del suo dolore, forse: certo, non solo di quello... E delle piaghe, delle ferite, anche di quelle.

Così, nel bambino del presepe è già visibile la ferita delle stimmate e della lancia, se vai a guardare; e in ogni vita è già impresso il segno della fine. Si nasce perchè non si era prima e non si sarà poi: quanto meno, non più in questo modo.

E' che glielo risparmieremmo a quel bambino (chiunque) tutto il viaggio del dolore e della malattia, della senectus che è già essa stessa un morbo, come dicevano i latini. Ma non possiamo impedirglielo ed a ciascuno tocca il proprio cammino: spesso felice, sempre inevitabilmente segnato da una chiusura, uno strappo traumatico. Quel bambino sarà un uomo, sarà un adulto, sarà molto probabilmente un vecchio. E quello nella grotta di Betlemme sarà un incompreso, uno tradito, uno condannato, uno messo in croce. Le sue mani - quelle di ciascuno di noi - sono già trafitte, fin dal principio.

Non possiamo far nulla perchè la notte di Natale non divenga il mezzogiorno livido sul Golgota. Possiamo accompagnare il tragitto altrui questo sì; con un cuore diverso, rispettoso del comune destino. Possiamo farci compagnia e consolarci con la promessa di un'altra vita, di fronte al pianto inconsolabile di chi ci è a fianco, uguale al nostro, oltretutto.

Stamani me ne stavo in ospedale tra ammalati in sala di attesa e ci si parlava e ci si confrontava. E mi ha colpito chi mi ha detto della propria nostalgia per una fede che gli avrebbe reso la malattia meno gravosa. Quando sono andato un attimo in cappella, non mi ha seguito, se non con un po' di malcelata malinconia: senza giudicarmi. Come non giudico io, adesso.

E' che quel bambino è stato disilluso: non so da chi, non so come. E che le piaghe sanguinavano di più, perchè nemmeno Dio gli sembrava gli fosse più vicino.

Stasera ho in mente gli occhi della bella Virna Lisi.

Erano gli occhi di una bambina bellissima, sempre, eppure adesso con la sua parabola già compiuta: prego perchè le si faccia compagnia.

Bella com'era, non le sarà difficile. Se solo fossimo consapevoli di quanto è simile il cammino: di tutti, intendo. Di tutti...

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B
Voglio leggere insomma nel volto, nello sguardo di Virna Lisi, il fuoco dell'Arte - come si dice - per tutti gli artisti;<br /> quel fuoco che é simbolo di calore, energia e passione per la vita e che ci serve per ricostruire anche sulle macerie di qualsiasi campo di sterminio; come dice Goethe parlando della &quot;chimica umana&quot; e delle &quot;moltitudini che nel mondo di fronteggiano&quot; : alcuni elementi generano separazione, distruzione perché rimangono estranei l'uno accanto all'altro senza fondersi; mentre altri si legano per dar vita a nuove forme .....e mi piace fra questi ultimi vedere gli occhi degli artisti.<br /> E saremo lí, in qualche modo domani superando i limiti umani, per &quot;incontrare&quot;, l'artista che é un simbolo di vita che non muore, ma Rinasce diversa, in condivisione.
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B
Oggi grazie a quegli intrecci particolari della mente due pensieri si sono affiancati nella testa, generandone altri mille: <br /> la scomparsa dell'artista Virna Lisi <br /> e l'interrogativo emerso, parlando con altre persone, riguardo la possibilità e il senso che l'Arte puó avere nel vivere, sopravvivere o ancora Rinascere lí dove arriva la morte, lo sterminio, la distruzione.<br /> E cosí tutto il Bello e il Buono che ho sentito oggi nei commenti espressi per un'attrice che ci ha regalato appunto Arte, in qualche modo mi fanno leggere, oltre le righe della tristezza, un messaggio che supera la morte per darci memoria e speranza. Intendo dire che le varie forme di arte possono aiutare gli uomini a contrapporre la vita (con tutte le sue gioie e i suoi dolori) alla morte. Nell' arte puó nascere la memoria per una Storia che non va dimenticata (mi salta alla memoria il libro voluto intensamente da Settimia Spizzichino, la donna Nata due volte come dice il documentario che le hanno dedicato). Nell'Arte c'é voglia di Rinascere ogni volta come ci hanno dimostrato Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Tiziano; voglia di raccontare e ricostruire e a volte anche di vedere piú in là, nel bene e nel male, come in fondo ha fatto Pasolini pagando con la propria vita il suo &quot;prevedere&quot;.
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