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Impenitenti scrittori

Pubblicato da enzo cilento su 4 Dicembre 2014, 05:37am

Tags: #la storia

Ci si chiedeva ieri, tra scrittori impenitenti, la ragione per cui scriviamo; ci interrogavamo se avessimo nel fondo del cuore, neanche troppo in fondo, un obiettivo che perseguivamo, un ideale civile o di bellezza civile.

Col tempo in realtà - quando di tempo non ne avanza più tanto - me lo chiedo spesso; e mi chiedo, quasi come il poeta "Guido i' vorrei", se ha un senso farlo ancora; se è bello e buono, come dicevano i greci, kalòs kai agatòs...

Non scrivo solo per me stesso, ecco; e neppure solo per il mio orgoglio, mi accorgo; non per i posteri nè per entrare tra le urne dei forti in Santa Croce.

Scrivo pensando a chi legge, per lo più: al bene che posso fare, al male; al rifugio che vorrei essere, per quell'attimo.

Scrivo per amore e tenerezza; perchè vorrei darne; e conforto.

Perchè ogni parola fosse compagnia e quando serve, carezza, rimbrotto.

Alla fine, mi dico, anche gli scrittori, come tutti, saranno giudicati sull'amore; e io vorrei saperlo dare, tra un silenzio (tanti), un punto e virgola; una parentesi, per sempre, sostegno. A chi è nella notte.

Se penso a questo, penso alle mie parole che giungono lontane; penso al mio amore nello scrivere le lettere (lo faccio ancora), dove c'è la fatica di star seduti, di prendere una penna in mano; quella di scegliere le parole giuste per dire e non ferire, per scuotere e per consolare, per ringraziare: perchè questa è la prima cosa che devo imparare: a ringraziare. A render lode a chi lo merita, prassi che abbiamo ormai dimenticato. Aspettando - non lo nego - due righe di risposta, ogni tanto...

L'amore e la passione per questa sorta di vocazione; che sposta le montagne, montagne di parole, dette e non dette, di silenzi, di vorrei ma non posso; di "Signore, Signore". Ai generosi, ai coraggiosi è destinato il regno dei cieli.

Noi la voce, il vagito, il Verbo un altro di cui siamo solo un'eco magari attraente.

Come vorrei esser Dostoevskji a volte: per guidare altrove, non per altro.

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B
Il tutto accompagnato magari da un tradizionale Biglietto d’auguri decorato con la porporina color rosso scarlatto, come le lettere che ci facevano scrivere da bambini sui banchi delle scuole elementari e che erano appunto Il Regalo, il piccolo manifesto d’amore per i nostri cari.
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B
Il tutto accompagnato magari da un tradizionale Biglietto d’auguri decorato con la porporina color rosso scarlatto, come le lettere che ci facevano scrivere da bambini sui banchi delle scuole elementari e che erano appunto Il Regalo, il piccolo manifesto d’amore per i nostri cari.
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B
Poesia, archeologia: scavi di diversa natura. E mi viene spontaneo associare a questi pensieri il mondo dell'arte e degli artisti: quelli che scavano, che vanno a fondo....<br /> E allora anche per loro un pensiero, un cadeau di Natale. Ai musicisti, ai pittori, ai poeti, agli scultori, grazie a chi si tramuta in un libro o in uno scritto, in un quadro o in un affresco, in un brano musicale, a chi danza, recita o canta mettendo l’anima su scarpette di gesso, sui testi teatrali o sulle note.<br /> Credo sia giusto e bello in tempo di “doni natalizi” regalare a tutti questi uomini la conferma che sono (spesso senza consapevolezza o presunzione) gli anelli di congiunzione fra gli esseri umani, sono i promotori di uno scambio di idee e sentimenti, di interrogativi o certezze che da sempre viaggiano nelle anime.<br /> Forse possiamo anche noi, pur con i nostri limiti – mi dico - “scrivere o dipingere, danzare o cantare, a nostro modo” – in omaggio a chi è “Voce dell’arte” offrendo quel poco (di Bello ?) che abbiamo per aggiungere un altro anello alla catena che invisibilmente tende a legarci l’un l’altro: un umile manifesto di me (uomo) per te (artista).E sotto l’albero immaginare carta da lettere, pennelli, libri, CD, biglietti per musei e teatri, per far girare pensieri e sentimenti, per dare memoria. (Segue)
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B
Cadeau<br /> <br /> Piccole coincidenze che guidano i pensieri:<br /> <br /> Ieri pomeriggio: ascoltavo &quot;lo scrivere&quot;, le parole meravigliose di Ungaretti che con le sue poesie (&quot;dono&quot;) da voce all'inconoscibile e all'indicibile del mondo dopo aver cercato nell'anima e nell'esperienza interiore dell'uomo e fa memoria di cio che non deve essere dimenticato.<br /> <br /> Ieri sera davano notizia di altro genere di &quot;scavi&quot;: il ritrovamento del bacino idrico della Roma Imperiale frutto del lavoro di tre archeologhe responsabili dello scavo della nuova stazione metro; scavo che ha spinto la ricerca archeologica a profondita non altrimenti raggiungibili: un'opportunita di ritrovare la <br /> storia del territorio e dell'uomo. (Segue)
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