Sto inevitabilmente invecchiando: accade a tutti. E il cuore mi diventa più incline alla tenerezza. Chi l'ha detto che diventare un po' più vecchio non sia una ricchezza, quando tutto acquista un'altra dimensione e un'altra prospettiva? Alllora accade che resta ciò che conta, davvero. E quel che è inutile mostra le crepe del tempo, mostra la sua debolezza.
Me ne rendo conto così spesso in questi giorni. Salgo lungo la strada che porta nel cuore del paese del mio romitaggio, tutta lastricata di passato e di passi silenziosi, e la nebbia reale, non quella dei ricordi, ne popola le vie, a mano a mano.
Ancora una volta la musica della zampogna e la figura solitaria del pastore che la suona, lamentosa, per il paese.
Non posso fare a meno di provare tenerezza . come sempre per questa; e penso che è davvero qui, in questa dimenisone raccolta e silenziosa, la festa.
Che mi sento davvero una gioia che mi lacera e mi commuove fino ad un groppo, come un singulto, questa terra di silenzi, di chi Lo attende, Lui - spero - con un animo diverso dai nostri strombazzamenti cittadini di consumi in calo e di panettoni e tablet in vendita e rimasti in vetrina.
Cristo viene per tutti, certo, e non ha bisogno dei sentimentalismi del cittadino che torna in paese, come in Arcadia felice; ma Cristo viene soprattutto per chi ritorna bambino, da vecchio, ad ogni età, dimenticando ciò che non vale, ciò per cui non vale la pena azzannarsi, l'aiola che ci fa così feroci...
E' qui la festa, in questo cuore, in questo stato d'animo, in questa nebbia e in questo ovattamento che non è perdizione, che non è tristezza infinita che non è sfinimento; che non è "Cristo, bene di consumo".
E' così che lo voglio aspettare: non mi accadeva più da anni, da quand'ero un ragazzino. E allora è questa la letizia, è questo il dono più grande che mi è stato fatto e quello che vorrei fare, ovunque, a chi amo, ai miei amici.
Mi viene in mente - mi chiedo il senso - la festa durante la quale scribi e farisei progettavano come tradirlo e farlo cadere nell'inganno.
Siamo spesso dei poveri Cristi a cui tendono trappole per farne dei condannati a morte infelici.
Da questo è venuto a salvarci quell'infante poveretto, se non altro, che avrebbero portato fin sulla croce. E son felice allora di questo silenzio, e poi di questa voce.
Dovevo venire qua, su queste montagne per sfuggire all'esercito di Oloferne; per ritrovare il caraggio di essere me stesso, finalmente.