Oh se la vita è una continua occasione per crescere, per imparare...
Questa costruzione in divenire che siamo, ciascuno di noi, conosce i segni del tempo; ha le sue fragilità; ha bisogno di essere di tanto in tanto collaudata.
La nostra costruzione – in quanto spesso sovrastruttura - paradossalmente va destrutturata, mi sovviene; e forse, se è valido ancora il mito del buon selvaggio (tutte le rivoluzioni fanno appello ad una liberazione, periodicamente); quel selvaggio, libero, cioè allo stato naturale, va “costruito”, ma al contrario: liberandoci di quello ci ha reso altro da noi stessi.
Noi che siamo pieni di sovrastrutture e di dipendenze dunque, non possiamo non cogliere come la nostra libertà, la nostra condizione vera e primigenia, così come siamo stati creati e pensati, è oggi solo il risultato di un processo di liberazione. Qualcuno potrebbe dire dal peccato.
E in fondo è un peccato, cioè una deviazione, tutto ciò che non ci fa risplendere nella nostra libertà di uomini, non automi e non autonomi, cioè con leggi diverse l’uno dall’altro; ma “creati” perché corrispondiamo appieno a ciò per cui siamo fatti: e noi siamo fatti per un destino molto più alto e profondo di quello meramente terreno, materialistico, che pure costituisce un passo, importante; ma solo in questa ottica di liberazione.
Noi viviamo per liberarci, cresciamo ed invecchiamo – lo diceva anche Borges – per diventare giovani; non per tornarlo. Ecco perché la Terza età ha un senso mentre non ne ha cercare l’eterna giovinezza che alcuni cercano come se essa, la vita di qui, il superuomo che mai invecchia, fosse l’assoluto.
Il Liberatore, Gesù Cristo (chiamiamolo per nome!), viene dunque a liberare qui in terra mostrando il modo di questa liberazione; non rappresenta solo uno stile di vita ed un distacco da quanto ci fa prigionieri, ma costituisce appieno, Lui è, la via attraverso la quale l’uomo arriva alla sua libertà,
per cui è un uomo colui che sa cogliere tutta la propria umanità come un’occasione per andare oltre; oltre il limite dei nostri limiti temporali fisici e genetici.
Cosa impariamo allora, giorno per giorno, se non che ciò che impariamo vale solo nella misura in cui non ci rende schiavi?
E chi non è schiavo, se non colui che è Figlio di Dio?
Questo Figlio che non ha bisogno di nulla oltretutto, neppure dei miracoli, per vivere la condizione superiore di essere libero.
Gli altri lo vorrebbero costringere in un ruolo “fai miracoli, dacci un segno”; Egli, e con Lui, noi, non ha bisogno di questo; il suo miracolo è non dover dipendere dal loro giudizio, dalla loro incredulità, dalle loro aspettative.
E’ Figlio di Dio solo chi, di fronte agli uomini, non si fa schiavo della loro mentalità e della loro logica: non è il potere che ci fa Figli di Dio ma il non avere nessuna attrazione per questo; dato a Cesare quel che è di Cesare, i suoi idoli; il resto è di Dio e non appartiene che al nostro sentirci leggeri, in comunione con ciò per cui siamo fatti, verso cui ci muoviamo.
Sto imparando questo – è vero – giorno dopo giorno; e scopro che se mi lascio guidare, davvero non manco di nulla. Ho scelto un pastore che mi rende leggero come il suo carico, come il suo giogo. Ogni giorno si impara e, nella sequela, ogni giorno è un passo avanti in questa direzione.
Signore, guidami ai verdi pascoli della libertà. Se questo insegna qualcosa agli altri non sia una pretesa mia, non sia un pormi a modello, mai; semmai un liberami anche da questo fardello.
L’unica cosa che mi par lecita è vivere e raccontare di questa mia avventura: di spoliazione. Come Francesco davanti a Guido di Bernardone.