Questo è una Paese davvero sorprendente, un Paese che non ha abbastanza stima di sé, della sua bellezza travolgente eppure discreta.
Mi capita di girare ultimamente di frequente nella provincia italiana e di scoprire "luoghi incredibili", città del silenzio, di pietra, di anziani e di pochi ragazzi, di pochi residenti, di botteghe di paese e di prodotti del posto, quado ce n'è ancora, di suoni, pochi, e finestre che danno su vie semideserte.
Le città del silenzio però non sono luoghi tristi - non in sé - perché a chi volesse ascoltare, essi parlano della grandiosità della nostra storia, di quella dei campanili e delle torri, dei battisteri.
Se l'interroghi il Paese dei santi e degli eroi, racconta.
Narra di beati e di solitari nelle grotte e tra le pietre d'Appennino; degli insediamenti in alto, tra le nuvole e sulla dorsale del Paese, di apparizioni e di benedizioni; di terre lavorate da sempre, destinate a dar poco; di boschi e di ponti sui fiumi di montagna; di alvei ora abbandonati e canali non più puliti destinati a fare sconquassi giù a valle, ora.
Nelle città apparentemente mute, le case costan meno - costan niente - e hanno cominciato ad accogliere gente che viene da lontano, che può permettersi l'affitto del borgo che è mal collegato; e che alla sera non offre - vivaddio - luminarie cittadine, insegne e spettacoli d'ogni genere.
Strano spettacolo davvero vedere questa gente "altra" tra le nostre storie di pietra e di comignoli, di tetti sporgenti, di chiese e di pievi che raccontano di un altro mondo che inevitabilmente loro non appartiene; e che parlava il volgare su cui si costruì la nostra lingua.
Non mi sento invaso per questo, neppure sdegnato.
Certo, si tratta di un mondo che muore e che vorremmo invece custodire, tenere in vita, con le sue storie, i suoi cimiteri, i suoi santuari, i nostri vecchi santi, i nostri piccoli eroi.
Chissà se salveremo queste storie, questo piccolo mondo antico tagliato fuori dalle grandi direttrici.
Il Paese che muore è anche questo e molte luci su in alto sembrano illuminare solo presepi semiabbandonati, lumini che si vanno spegnendo una volta passato il Santo Natale.