Lo affidò alle acque e al buon cuore del suo Dio, ad una protezione di cui potersi fidare e così lo lasciò andare alle acque del Nilo, “salvato dalle acque”.
E’ l’unica cosa che alla fine riusciamo a fare, quando ci sembra che la sua strada vada altrove e che solo in un altro modo potrà sopravvivere.
Ogni volta che parto (lo dice anche un vecchio pezzo di Cole Porter) io muoio un po’ (I die a little); e mi sembra che quell’arrivederci sia più doloroso di altri. Spesso mi son sentito come colui a cui è legata la sorte e la felicità di altri: in parte sarà anche vero …
Agli addii, anzi agli arrivederci non ci si abitua mai: perché non c’è alcuna garanzia…
Più passa il tempo e gli anni, infatti, e più mi rendo conto che non posso fare molto più che affidarli al Dio che passa lungo il fiume, quelli che amo; perché insomma se ne curi lui, se ne occupi un po’ per quello che a me non riesce; che trovi altri che se ne occupano un po’ anche per me.
I miei genitori, i miei amici, quelli più fragili. Le affido all’uomo che sta lungo le sponde pregandolo di non tradirmi, non questo volta, che non lo faccia per sempre.
Un po’ profughi lo siamo tutti, è vero: un po’ sparpagliati per il mondo, in esilio; e molti sono quelli che realmente li mettono su di un barca i figli e i fratelli, sperando che il mare non se li porti via; che giungano a destinazione, in un luogo accogliente.
Sperano che ci sia una gente in grado di dar loro quanto manca; che si rimettano in cammino per una Terra che tu hai promesso loro, salutandoli, un’altra volta, magari l’ultima, sul molo che si apriva ad un altro avvenire.