Quelli che sono perseguitati e quelli che sono afflitti dunque saranno beati. il Regno dei cieli sarebbe il loro.
Non uso il condizionale per esprimere un dubbio (la fede è fede e merita sommo rispetto); lo uso perché come tutto - nel campo della fede - non è visibile appieno oggi, ma lo è solo parzialmente, per metafora; e soprattutto non ancora con chiarezza: sarà, ma non è ancora!
Per cui, a dirla tutta, di perseguitati ed afflitti, in giro se ne vedon pochi con una espressione lieta; e la gente che soffre del resto non può che avere un volto sofferente, contratto, talora inebetito dal dolore;
allo stesso modo in cui in cui si trasfigura il volto di chi si dice contento e beato: fosse anche solo perché "la vita se la gode" con tutto il benessere che può.
Che poi il benessere non coincida con le cose che possediamo, per me è un'altra certezza, più che una fede.
Il benessere coincide con i sogni di libertà che coltiviamo, suppongo.
Ciò che mi fa felice e beato non è - dico - l'approvazione unanime; ma pure sentire affetto, sorriso: da parte di qualcuno e del creato intero; commozione, empatia:
essere felici è avere qualche buon amico con cui condividere questo; poche cose che contano e da cui dipendere: una libertà rispetto a certe velleità, cosa che alla fine ti rende ogni giorno in fin dei conti, leggero.
Molti sono perseguitati e afflitti invero dalle cose che vorrebbero avere e che vorrebbero fare; io spesso lo sono dalle cose che altri vorrebbero impormi come irrinunciabili.
Meno c'è di irrinunciabile a questo mondo e più si assapora la libertà...
Passa la scena di questo mondo - è vero - e alla fine resta la sensazione, il gusto che si è provato e che si è suscitato.
Vorrei essere per tutti un bel gelato di un gusto prelibato, che gocciola sul cono e sulle dita.
E' finito, è vero: ma che gelato!