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Parole ed incisi

Pubblicato da enzo cilento su 21 Settembre 2014, 08:19am

Tags: #in vista

Si può straparlare e si può "stra-scrivere". In ogni caso si rischia di compiere un delitto: contro il silenzio.

Il silenzio serve a farci digerire le poche parole che vale la pena ascoltare; le poche che sia utile pronunciare. Egli è gravido delle parole successive, sempre. E le parole con un senso, uno duraturo, sono quelle che vengono dopo un silenzio prolungato, meditato.

Noi che scriviamo per mestiere dovremmo ricordarcene più spesso per non parlarci addosso; perché, se credessimo in quel che abbiamo detto, dovremmo pensare che esso è già abbastanza, per il momento; e che non c'è bisogno di rettificare e di menare ancora il can per l'aia a far gazzarra. Che tanto basta, per cominciare.

Chi puntualizza, teme di non esser stato chiaro - temo - chi puntualizza non ha colto il punto della situazione, non ha messo a fuoco il cuore del problema.

I grandi cercatori dell'infinito, i Padri del deserto, maestri d'Oriente, né solo cristiani, vivevano vite e giornate di pochissime parole, pensate però e meditate come pietre, incise, che sapevano tagliare: il cuore e l'anima, fino a farla sprofondare nella propria vertigine di silenzio che attendeva un'eco, un segnale dallo spazio infinito di una galassia lontana anni luce. Una sillaba che veniva da lontano, che impiegava vite intere per arrivare; ed altrettanto perché giungesse una risposta.

Perché la risposta non giunge mai subito, insomma, e quella che giunge subito è spesso solo un altro suono, che fuorvia il senso.

Basta una Parola al giorno, una ogni tanto, per compilare un programma di vita: è questa la lezione.

Spegniamo ogni tanto tutto questo clamore intorno!

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