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Carne

Pubblicato da enzo cilento su 20 Settembre 2014, 18:08pm

Tags: #mater et magistra

Non mi trattengo a lungo questa sera che si rientra stanchi da una giornata a cercare di mettere ordine tra le proprie cose, i progetti, quelli "che Dio vuole", come si diceva un tempo.

Ma mi trattengo su quella idea splendida che trovo ancora nei Vangeli, di tutti quegli operai chiamati, ciascuno alla sua ora, e ciascuno prezioso, fosse anche all'ultimo minuto.

San Paolo raccontava giorni addietro della sua fatica per esser quel che era ormai; anzi della fatica che la Grazia aveva fatto con lui.

E' ben vero: devi valere davvero molto perché si sia insistito tanto per averti, non credi?

Lo dico a me stesso in primis e la cosa mi conforta.

Forse è vero: il nostro Dio continua a chiamare sempre, instancabilmente, fino all'ultimo secondo, perché valiamo molto, valiamo che un altro ci possa donare la vita, un altr'uomo, un'altra donna, persino un Dio.

E' così difficile trovare uno che sia pronto a sgolarsi oggi per chiamarci e per invitarci, così difficile che uno si dia da fare per noi, che credere che questo accada o ci è impossibile quasi ("cosa vorrà mai questi da me? quali le sue intenzioni?") o insomma ci lascia così spiazzati eppure emozionati: "è meraviglioso incontrare - eppure accade, e padri e madri e fratelli e mogli lo fanno - uno che sia pronto a dedicarci il tempo di sua vita mortale".

"La tua vita mi interessa. Sono ancora qui, a quest'ora!" - mi sembra suggerirmi la parabola di questo vignaiolo che chiama a raccolta - "la tua vita mi sta a cuore".

E' la tua, la mia appunto, quella di un uomo.

Sali sul tram e c'è il clochard che manda cattivo odore; il vecchio iracondo e forse demente. A chi interessa la loro vita?

Siamo operai e vignaioli, insomma, a nostro modo e a turno.

Il lavoro dell'uomo è solo quello di cercare chi non ha nulla - credo - chi sembrava perso e dimenticato, dirgli: "mi sei caro, carne mia: tu stai a cuore. Tu mi spezzi il cuore".

E in questo infine siamo collaboratori del padrone del podere, quello che esce alla ricerca, messi al suo fianco perché nessuno muoia mai, disperato e dimenticato, mai come carne putrefatta lasciata agli avvoltoi.

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C
Anche i temi più seri, più veri, concreti.... come la Carne e quindi l'uomo sulla terra e tutto ciò che lo riguarda nel corpo, ma anche nello spirito, possono essere trattati anche con &quot;leggerezza&quot;.<br /> Mi tornano in mente le parole di Italo Calvino nel libro che racconta le sue &quot;Lezioni americane&quot;; lo scrittore ci parla dell'importanza della Leggerezza (cosi come della rapidità, dell'esattezza, della visibilità e della molteplicità) per trattare (scrivere) e parlare delle cose del mondo che, dice: &quot; in certi momenti mi sembrava....stesse diventando tutto di pietra&quot;.<br /> E per dimostrare quanto detto si é fatto &quot;aiutare&quot; da una squadra di Magnifici&quot; :Dante, Ovidio, Cavalcanti, Cyrano de Bergerac ed altri ancora. <br /> Io voglio giocare e senza scomodare grandi della letteratura, dell'arte o della scienza utilizzo le semplici e leggere parole di una canzonetta cantata da una bella voce per confermare appunto qualosa di importante, per ricordare quello che accade fra gli uomini di Fede.<br /> &quot;Io fra tanti&quot;... sono stato scelto;solo &quot;Uno fra tanti ti guarderà come sei&quot; e solo ad &quot;Uno fra tanti importerà come sei&quot;......E canticchiando con leggerezza vien detta la Verità.<br /> E mi viene in mente Giuseppe seduto sui gradini della Farmacia accanto alle sue borse, il senza tetto che viene tutti i giorni o quasi ed é ormai amico un po' di tutti quelli che come me scoprono il piacere di parlarci. Lo vado a cercare come ho fatto anche oggi sperando di trovarlo al solito posto (in realtà non c'era....); ma l'importante é poi uscire a cercare, questo é il lavoro di chi ama: andare alla ricerca di &quot;Giuseppe&quot; l'uomo del Sud (é siciliano) per ascoltare la sua vita e farne parte raccontadogli di me.
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