Mi sono messo a guardare nel fondo del mio occhio e dentro vi ho visto un vero coacervo di intricatissimi rami. La cosa non mi ha stupito.
E' così difficile vedere nel fondo degli occhi propri, dentro gli occhi della gente.
Io e loro abbiamo la stessa difficoltà a farlo, anche se dei bagliori talora mi danno speranza che nel folto della boscaglia ci sia qualcosa da salvare: persino negli occhi dei nemici, degli avversari politici, di quelli che hanno abbracciato un altro credo, in questo tempo in cui oltretutto un credo non lo abbraccia davvero più nessuno, qui in Occidente.
Forse la differenza più grande tra l'esser cristiani - d'un certo tipo, intendo - e l'essere "altro" consiste giustappunto in questa programmatica disposizione d'animo a voler vedere in fondo agli occhi ed al cuore di "altri" la stessa umanità e lo stesso anelito al vero e bello, al bene e al giusto che risiede quindi - pur tra molti rovi - in ciascuno di noi.
E' quello che Isis o chi per loro non comprende, dico...
Ed è questa la ragione che sento di dover manifestare, ogni giorno. "tu sei come me!"
Senza scadere nell'irenismo facile, trovo che guardarsi dentro o un po' allo specchio sia la valvola di salvezza per l'universo umano intero: vedere davvero quel che siamo, senza disperazione, aiuta a capire quel che sono gli altri. Le mie travi e le nostre pagliuzze servono a ridimensionarci.
Mi fa comodo - lo dico con un po' di rammarico - anche leggere e vedere chi è più bravo di me a scrivere, a recitare, a vivere.
Il confronto ci arricchisce perché non ci fa sterilmente considerare "arrivati".
Lui è più bravo di me! E questo mette in moto anche la voglia di dare di più, di fare come quell'atleta che ogni giorno si allena meglio per non batter l'aria, che ha costanza ed ha un obiettivo da raggiungere:
il più grande avversario siamo noi stessi, questa è la verità!
Ieri mi sono messo ad ascoltare musicisti grandiosi, attori meravigliosi raccolti su youtube.
Godevo e insieme imparavo inconsapevolmente a riconoscere il mio limite, senza sentirmi frustrato. Era stato bello averli incontrati: essi sono un bene prezioso.
A volte mi dico: vorrei essere magari un po' come loro.
E così mi rimetto all'opera...
Non è meglio così?