Che cos'è mai quel discepolo a cui viene affidata la madre "madre, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre", se non chiunque si decida a seguirlo e a cui venga quindi affidato il deposito della fede, la sua integrità e fors'anche la sua Chiesa?
E' quello su cui viene spontaneo riflettere nel giorno in cui si pensa a quella Madre colma di dolore ai piedi di una croce: "la mia eredità, il mio pensiero, la mia vita ti affido. Ti affido chi ha generato quest'uomo che vedi morire quassù".
E a ciascuno che da Lui ritenga di avere avuto in eredità questo messaggio, a ciascuno è affidato il messaggio e la sua casa, il suo grembo, sua madre.
Non lasciate che la mia casa divenga un covo di ladri e di briganti; né che mia madre, per vivere sia costretta a prostituirsi.
Dal momento in cui si compie questa scelta, è come se nelle mani di ciascuno di noi vi fosse quel tesoro e quell'eredità, per quanto in vasi di creta; e questo può essere meraviglioso. Come se una grande tesoro, il tesoro sepolto e risorto fosse messo nelle nostre mani e nella nostra dimensione.
Anzi, ciascuno troverà il tabernacolo, la costruzione giusta per questa eredità da custodire: la propria stanza o un convento; un ufficio e una preghiera in silenzio; una chiesa o invece un posto da cui poter incontrare la gente; il proprio posto in questo mondo. Credo che questa sia la casa in cui l'eredità di Cristo ha degnamente luogo.
"Niente di ciò che umano ritengo estraneo a me, niente ripugno" - aveva detto qualche secolo prima il poeta latino Terenzio. Appunto!.
Ognuno offra la sua casa per ospitare ciò che non muore.