C'è sempre una differenza sostanziale tra quello che siamo e l'immagine che abbiamo di noi stessi. Ma a volte, fortunatamente, ci si ferma e così, osservandoci, non si può fare a meno - se si è onesti - di notarlo.
Il che, se un po' ci delude, indubbiamente; pur ci incoraggia infine a non pretendere da noi stessi l'impossibile.
Riconosciamoci il diritto alla fatica di mandar giù; quello alle umane simpatie ed alle altrettanto indispensabili avversioni; quella insanabile avversione che proviamo o che altri provano per noi. C'è, esiste, "ei lice".
E a volte, riconosciamoci anche il diritto ad una sana diffidenza, che ci vuol anche quella: ad un po' di incredulità, visti i tempi e i partner che ci troviamo a fianco. Riconosciamoci insomma la libertà di poter dire "quel tipo non mi piace", così come altri fanno con noi, del resto; e quindi passar oltre senza fustigarci, punirci e farci violenza: "mio Dio, vorrei che mi piacesser tutti..".
Non ci si prostituisce!
Aver preso qualche granchio nella vita, va benissimo; come aver dovuto fare dietrofront; essersi dovuti ricredere.
Concediamocelo, come il diritto a dire "c'eravamo sbagliati". "C'eravamo sbagliati. E allora?
E' l'unico sistema - dico - per passare alla pagina successiva: a volte assolutamente inevitabile, del resto, sano: direi per sopravvivere.
Non faccio l'elenco - per pietà verso me stesso e verso gli altri - delle facce e delle proposte oscene che ho incontrato (ognuno avrà le sue), ma ce ne sono state sotto ogni latitudine; e tutti gli insegnamenti che prevedevano di amare e perdonare in ogni caso, devo dire che si sono mostrati un po' al di sopra delle nostre forze. Diciamocelo!
Concediamoci che ci siano compagni amici parenti fratelli a cui non siamo mai piaciuti troppo e che in fondo, in fondo non ci convincono: sono arrivisti, viscidi, fifoni, scrocconi o quel che siano; anche solo poco intelligenti: c'è anche questo.
Concediamoci di essere diversi, l'uno dall'altro; non guerrafondai, ma incompatibili (succede!) se non a costo di insostenibili sacrifici; di una coesistenza insomma impossibile.
Mi concedo che, a scuola prima. e poi al giornale, di gente così - indigesta - ne ho incontrata; che ho compiuto ogni sforzo per farmela piacere (che dolore!); e che in fin dei conti non ci siamo riusciti. Che ho incontrato qualche sciocco; qualche disonesto; qualcuno insopportabile fin dall'odore delle ascelle, per non dire il resto;
e che infine qualche santo riconosciuto non mi ha convinto; e qualche buon diavolo mi ha fatto tenerezza e simpatia.
Che ho provato curiosità per ciò che sarebbe ai più inconfessabile e avversione per quanto a tutti sembra appetibile; che ci son cose messe all'indice a cui non so resistere; e cose sane da cui rifuggo come da una lebbra.
Mi riconosco quel che sono: un coacervo di contraddizioni; di vecchie passioni; di vizi autentici; di virtù posticce. E questo mi fa far pace con me stesso.
Che mi fa dire infine sorridente "non piaccio? non pretendo in alcun modo di essere perfetto. Ma per carità. neanche voi, di certo!"
E buonanotte al secchio!