Un uomo di un'età indefinita, sicuramente giovane, su di una carrozzina; una donna e un bambino. Pelle e ossa...
Si spostavano poco fa da una parte all'altra della città, chiedevano quanto distasse la via dei Fori Imperiali; se si potesse raggiungere a piedi, così, senza troppi sforzi, mentre lei gli porgevo un fazzoletto di carta per tergersi il sudore e il ragazzino parlava a raffica, come un adulto in erba, di una città di scoprire, da vedere, per la prima volta, almeno per lui.
Con un accento romano deciso, un altro gli rispondeva mostrando di prendere a cuore la loro curiosità e le difficoltà oggettive di quella condizione. Uno spettacolo bellissimo che in fondo mi ha commosso, meravigliandomi.
Che in mezzo a tutto questo grigiore, indifferente, un uomo ricordi di essere ancora quello che è: una persona, solidale. Che stava facendo la cosa giusta. E quasi mi è venuto in mente di sorridergli. Che c'è sempre una buona occasione che ci viene offerta per non essere da meno di quanto potremmo valere.
In questa Apocalissi dell'umanità urbanizzata c'è luogo per la speranza, e questo mi basta. La solidarietà, creatura meravigliosa, che moltiplica la nostra vita, la rende partecipe e condivisa.
Ad un tratto il tram intero è diventato un luogo di redenzione mentre passava nell'inferno del nostro nulla quotidiano, del nostro cotidiano consumo, "uso e getto via".
Che a volte occorre trovarsi in un treno in una galleria per riscoprire di avere bisogno estremo di luce. Che essa verrà, anzi è già venuta. Essa è già qua, su di un binario che sembrava morto.