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Pregare

Pubblicato da enzo cilento su 7 Settembre 2014, 06:12am

Tags: #mater et magistra

Pregare e chiedere: "due o tre riuniti nel mio nome", come ci viene ricordato...

Differentemente da quanto non si creda, pregare assieme non è la cosa più naturale di questo mondo (vedi i cori e la salmodia).

Pregare è assumere un modo d'essere, intendo, più di un semplice atteggiamento; è trovare un ritmo, al respiro e alle parole, ai silenzi. E' difficile che questo avvenga in pubblico, dove i farisei si fanno vedere in prima fila: e infatti non pregano questi, ma perlopiù "recitano" la preghiera, l'essere oranti, intonano e danno il via alla sua teatralizzazione, talvolta solo parodia.

Altro è Pregare in pubblico; pregare "un cuor solo, un'anima sola" è altro.

E quel ritmo di giubilo, quel respiro profondo di Dio, come l'aria che ci manca, come una nostalgia quasi amniotica, del di ciò da cui veniamo, è una ri-conquista interiore, come per un allenamento quotidiano, più che solo uno slancio e molto più che una corale.

Mi chiudo più facilmente nel chiuso della mia cameretta per pregare, mentre mi distrae la litania del Rosario un po' cantilenato delle nostre vecchine - lo confesso - anche se pure questo ha un suo ritmo, il suo, che sovente sembra un po' un pianto, ma in fondo non è il mio: né il pianto né il ritmo. E anche il ritmo del mio Rosario ha un ritmo tutto suo.

Dopodiché, può anche dirsi che trovare il ritmo altrui e quello comune è un altro passo per l'ascesi, per crescere: chissà. Forse nessuna delle due dimensioni può essere facilmente trascurata: non si prega da soli, non mai del tutto.

Così che si può stare dall'altra parte dell'universo, separati e segregati, in clausura e nel chiostro eppure pregare assieme, con lo stesso ritmo e con lo stesso cuore, lo stesso amore, assieme a chi è altrove e pure ci è vicino quindi; egli è con noi - dico - assecondando semplicemente quanto viviamo, il nostro piede che batte sull'impiantito, la nostra voce che alterna alti bassi, pieni e silenzi.

Non c'è un solo modo di pregare, né valgono per tutti le stesse parole: è l'intenzione, il ciò verso cui si è tesi appunto, a fare la preghiera.

Il resto è tecnica e ritmo, schemi e posizioni, come stare in campo: tempo e spazio, dico, mentre essa mira ad altro, credo all'Assoluto.

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U
Vanessa e Greta: le due giovani volontarie italiane hanno scelto (come fanno del resto tutti volontari, i una personale &quot;preghiera&quot; di amore che va oltre le distanze, e che porta un forte messaggio di solidarietà e di comunione al popolo siriano sulla terra di Aleppo: preghiera che si concretizza.<br /> Discutibile sicuramente la loro scelta contro corrente, contro le regole del viver tranquille, ma sicuramente animata dalle migliori intenzioni nel loro comune scopo, credo.<br /> Partite per quella missione che molti avranno definito una follia ed altri avranno cercato di appoggiare con affettuoso sostegno ed inevitabile trepidazione, le due ragazze hanno visto e stanno vivendo sicuramente una realtà ben peggiore di quanto si potesse<br /> immaginare, direi. Il padre di una di loro a nome di entrambe le famiglie ha rotto il silenzio - come si legge anche sul quotidiano Il Giorno di Bergamo - un silenzio carico di tensione, timori, imprevisti, notizie confuse e forse volutamente fuorvianti; un silenzio che in queste circostanze cerca forse di non sovraccaricare la situazione già delicata e in bilico fra il pubblico (mondiale oserei dire) ed il privato. Voglio dar per scontato - alla luce delle recenti notizie, incoraggianti - che le giovani volontarie possano ritrovarsi libere di raccontare il passato, proiettate nel futuro e capaci di far tesoro di quanto vissuto nel rispetto della vita e delle scelte fatte e da fare per poter continuare a pregare insieme e/o nel coro ...come meglio credono e sanno fare.
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