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Arrivederci ragazzo

Pubblicato da enzo cilento su 4 Settembre 2014, 09:45am

Tags: #la storia

Me ne sto al mare in questa giornata di settembre con un mare cristallino e un'aria così tersa.

Chissà perché le cose che sono prossime a finire appaiono più belle, liquide: forse in tutta la loro chiarezza, immancabilmente.

C'è sempre malinconia indubbiamente, un po' struggente, ma non è tutto.

Si può cogliere come una sottile dolcezza: ci rivediamo in tutto il nostro cammino e non possiamo che farci tenerezza, come quando hai investito quel che avevi, tutto o quasi, e ti rivedi ad aspettare il treno in stazione, in ritardo; a non dormire per l'ansia che venga domani; a leggere in tutto quello che ti accade il segno inequivocabile che stai facendo la cosa giusta, o forse la più terribile delle stupidaggini della tua strana esistenza.

Mi è capitato qualcosa del genere ieri, su di una roccia, nel mare, a settembre; come quando, svuotata la mia casa, a Roma, mi son sentito che un altro capitolo era concluso. Che di là erano passate tante cose e persone, troppe.

Me le rivedevo in processione, dimenticandone qualcuno e anche qualche dolore.

Le cose che finiscono sono come il libro all'ultima pagina, l'indice, il sommario, quando cerchi di ricordarti di cosa ha mai trattato quel segmento. E molte cose son passate senza lasciare traccia; altre, ti hanno fatto male.

Vorrei dirlo che sono tornato nel paese dei miei genitori in questi ultimi mesi per provare l'ultimo trapianto. E vorrei dire che non tutto è riuscito. Che un po' bisogna arrendersi: quel che non è stato non sarà più, non nella stessa dimensione. Le cose fatte non si correggono. E sanguinano.

Ci sono stati amici e nemici, incomprensioni ed una patria che non ti ha accolto.

La patria che è solo quella dov'è il tuo cuore.

A molti vorrei dire grazie comunque. Ad altri, di non farlo più: di provare ad abbracciare un uomo che viene a fare pace con la sua storia, dopo averne vissuta un'altra, la sua prosecuzione. presumendo che questo potesse rendere tutti migliori.

Mi sento un po' esule e persino alla deriva, qui, su di uno scoglio sprofondato in mare, neppure troppo lontano dalla riva.

Arrivederci ragazzo!

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