Vedevo al mattino, nella baia e sul mare, come "il tremolar della marina", in una luce che era davvero come perlacea sul mare e sulle nuvole che lo sovrastavano; più chiare delle "rossastre nubi" di Carducci, senza uccelli neri e con qualche esule pensiero; quasi annuncio per il colono di più sereno dì.
E pensavo che in fondo era proprio un bel modo, quello, per cominciare il giorno, con sorpresa, la domenica, con questa speranza nel cuore, dipinta, con il colore incantevole del mare, mentre sullo sfondo si stagliava il profilo dei promontori verdi, più verdi del solito, quest'anno; e mentre tutto sembrava tacere.
Mi piace pensare alla speranza, in questi momenti: non si potrebbe fare altrimenti, perché ti si allarga il cuore.
A quella che ci accompagna in modo più o meno intermittente: che non tutto abbia una fine e che invece tutto sia pieno di senso, la domenica, come annuncio di una stagione nuova, di pace, di riconciliazione, un leone che pascola con l'agnello; mentre alla donna di Canaan che continua a chiedere che le sia fatta la grazia di veder guarita la figlia che ama, viene detto - alla fine - che quella sua attesa, quella sua richiesta persistente, merita una risposta, una speranza appunto.
Che in fin di conti a chiunque tocca in sorte di chiedere e di sperare, e di disperare talora, per tutta la vita, senza stancarci; per cui l'aurora è davvero una possibilità che si fa visibile e concreta.
Non si può dire, cosa ciascuno di noi stia chiedendo tra l'insistenza e la depressione; eppure ciascuno ha in cuore questo desiderio grande di essere ascoltato; e poi di ascoltare: il tremolar della marina e la risacca, come una voce che sussurra che è un Dio pittore e poeta, un Dio artista, quello che ci meritiamo.
Ed il colono torna a casa contento per il suo pezzo di pane, ora pieno di sapore, nuovo, quasi mai sentito, così...