Lui provò molta tristezza a non poterlo seguire: perché aveva tante ricchezze.
Di quali ricchezze si tratta, invero?
E, se qualcosa costituisce ricchezza, perché buon Dio non prendersela, utilizzarla, perché più sontuoso che mai sarebbe il dono che se ne potrebbe fare anche per il regno di Dio?
A meno che quelle ricchezze non trattengano il tuo cuore, lo tengano prigioniero e contino più di tutto, così che neppure seguirti e neppure metterle a disposizione è così gratuito ma è solo un mettersene un pezzettino da parte.
Chissà poi perché mai è così disdicevole volersi mettere in dispensa un tozzo di pane e un pezzo di formaggio, che in fondo è la più umana delle debolezze, anche se a ben vedere si parte senza bisaccia e senza grandi bagagli per seguirti, altrimenti il cammino si fa davvero impervio.
I tesori in cielo, le borse a casa; i tesori nel campo e i campi che non sono tesori ma terra e basta.
Quel giovane che se ne torna triste, mio Dio, che ingiustizia!
Signor mio, in fondo non era dei peggiori e in generosità si può sempre migliorare se si vuole imparare.
E' che mi vedo come lui, dai; e come ci vediamo tanti: non per la tristezza, ma per il legame con le cose nostre, bellezza e pittura, arte e letteratura: sono i nostri tesori e sono doni: talora ci sembra che ci chiedano di disfarcene e non se ne conosce il motivo.
Io credo che quella tristezza fu solo un grosso equivoco: il giovanotto credeva che dovesse rinunciare a tutto questo, mentre era altro che gli si chiedeva. "Vendi tutto!" - significava solo "metti tutto a disposizione di chi non ha ciò che tu hai: è affamato e assetato e a te tocca dargli un po' da bere e da mangiare.
"Giovanotto, non esser triste: metti in campo tutto quello che sai fare!".
E così che fa un buon Maestro, un buon allenatore.