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Da Saba e da Mosul

Pubblicato da enzo cilento su 16 Agosto 2014, 07:44am

Tags: #la storia

Ve la immaginate la regina di Saba, bella e splendente, ricca e desiderosa di sapere che si reca da Salomone, tanta era la sua fama?

Essere belli e intelligenti: e cosa volere di più?

Pensavo a questa storia raccontata nel II libro delle Cronache, stamani. "Beati i tuoi uomini e beati questi tuoi servi che stanno continuamente alla tua presenza e ascoltano la tua sapienza" - fa lei, donando poi oro aromi e pietre preziose; come i Magi, secoli dopo.

Venivano di là quelle genti curiose di tutto che si levavano a veder le stelle, astrologi e geométri, matematici.

A loro, all'Assiria, il primato per lungo tempo del sapere e dello splendore, appunto; a quella stessa terra di Mosul, Ninive, che di fronte a Giona riconobbe che c'era qualcuno che ne sapeva persino più di lei e che forse valeva la pena ascoltare.

Sono terre funestate dalla guerra ora, quelle di Ninive e del dio Zoroastro, dove i suoi seguaci sono costretti a rifugiarsi sulle montagne di fronte all'orda dei nuovi barbari, fondamentalisti.

E a Saba, yemeniti e oscurantisti del Golfo, la regina sarebbe lapidata oggi perché troppo tollerante, occidentalizzata, sincretica, una "infedele" la regina di Saba, agli occhi di chi non guarda che sé stesso.

Salomone le diede tutto invero, tutto ciò che lei gli aveva chiesto, ed ella se ne tornò a casa, lei e i suoi servitori, non sapendo che avrebbe trovato la sharia pronta a metterla in croce, lei simbolo di chi possiede già ricchezza e sapere, eppure non ne è sazio: che ha l'umiltà di cercare ancora; e di chiedere.

Nel cuore del mondo nostro, tra i due fiumi, nella Terra di Mezzo, Mesopotamia, si consuma l'eccidio della convivenza pacifica, quello della pulizia etnica e religiosa, intanto.

Eppure mi balena per un attimo l'idea: che non si può fare a meno di credere e di sperare. E che si crede e si spera - per definizione - solo e sempre in quello che non c'è e non si vede.

Troppo semplice, persino inutile dire "credo solo a quel che vedo, a quel che è": mentre la fede e la speranza sono riposte sempre in qualcosa che ancora è di là da venire: che fede sarebbe altrimenti? Essa è la proiezione visionaria, direi, profetica della realtà e della sua direzione.

Ed è questa, solo questa che cambia la vita.

La regina di Saba in fondo, lo sapeva.

Bella la regina, col suo immenso tesoro, quello di non esser mai sazia di sapere.

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