Un dolore dietro il ginocchio mi tiene un po' bloccato, questi giorni, e per un irrequieto come me, la cosa ha il sapore della condanna.
Detto ciò, il caratteraccio di sempre mi spinge a non mollare, a non arrendermi: non posso correre? Ci provo lo stesso. E poi cammino, mi muovo, entro in una palestra, non mi arrendo.
Così mi è venuto in mente il giochino del "non mi arrendo" ed ho pensato a tutte le cose a cui non mi sono arreso, quelle a cui non mi arrenderò e ciò per cui vale la pena lottare, costi quel costi.
Non mi arrendo all'ipocrisia e al perbenismo, in primis, mi dico.
Mi viene in aiuto il Vangelo del giorno, oggi, che certo non le manda a dire: "nessuno sconto per scribi e farisei, gli ipocriti, quelli che o rispetti le loro regole del gioco. oppure schiatti, per mano loro o del Dio che si son fatti su misura".
Non mi arrendo alle "pratiche" devozionali e pietose quando si contrappongono ad una vita che tutto è, fuor che comprensiva e capace di guardare altri modi di vita con autentico rispetto.
Non mi arrendo all'arrampicatore sociale di turno; a chi pone la carriera prima di tutto, "ho fatto il 68 e il 77, scrivevo su Lotta Continua"; a chi si fa casa in Versilia perché fa tanto glamour ("a Forte dei Marmi ho alloggiato nella casa degli Agnelli"); a chi "i miei figli frequentano solo le scuole private".
Non mi arrendo a chi scrive e fa spettacolo solo per far soldi; all'audience, al target, alla "mission", al merchandising e a "il calcio è una fede".
Non mi arrendo allo Stato padrone, allo Stato confessionale, alla casta, dovunque essi si situi; alla violenza, all'antisemitismo e alla cretineria, del tipo "gli ebrei son rabbini, al sud non si lavora, Napoli=colera, Roma-ladrona, le donne son battone e gli uomini son tutti traditori". Non mi arrendo all'idiozia. Neppure ai luoghi comuni: son tutti pedofili, son tutti santi, son tutti onesti, son tutti furfanti.
Non mi arrendo alla tv commerciale, all'industria della discografia, a quella del consenso, delle vacanze, dei low cost e del last minute; al consumismo, capitalismo selvaggio, al benessere che ti cambia la vita.
Non mi arrendo neppure al ginocchio che cigola e a quelli che vogliono dire che per vivere bisogna morire un po' (leggi accettare i compromessi, almeno un filino).
E' già abbastanza compromettente avere così poco tempo per opporre resistenza.
E tu, a cosa non ti arrendi?