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Pubblicato da enzo cilento su 26 Agosto 2014, 07:40am

Tags: #attuale

Mi hanno fatto riflettere alcuni confronti avvenuti ieri sulla scorta del "giochino" che avevo messo in rete, quasi per scherzo e per provocazione, quello del "non mi arrendo". E mi dico contento - lo confesso - di poter affermare che la vita mi (ci) ha cambiato meno di quello che altri potessero sperare.

Sembra il testo di una canzone - lo so - e forse lo riecheggia; così come non so se il non lasciarsi cambiare troppo, fino a farsi sfigurare, sia un segno di intelligenza o solo di monoliticità, di testardaggine.

Propendo per la fedeltà verso se stessi, checché se ne pensi.

Godo molto in questi giorni nelle tirate che leggo dai Vangeli contro ogni forma di ipocrisia: amici miei, se finiremo all'inferno, non sarà certo perché siamo stati ipocriti e doppiogiochisti, abili nel sostenere una doppia vita: a noi fanno specie sia i moscerini che i cammelli, per intenderci; anzi, direi i cammelli soprattutto.

Potremmo aggiungere che di cammelli e di dromedari son piene le fosse di coloro che guizzano da qualche sepolcro con i piedini per aria e con la testa in giù, nel fuoco o nella melma, questo è da vedere;

e che in fin dei conti, a testa in giù ci hanno fatto cadere qualche volta, ma in genere, ripuliteci le vesti, mani sulle gambe dei pantaloni, siamo ripartiti a testa basta (o alta, non saprei) contro i maestri del doppiogioco.

Quelli che mi rispondono al gioco, tra ieri e oggi, mi somigliano; ed io me li assimilo tutti nell'allegra brigata degli irriducibili - non quelli da stadio - e sono fiero di averli come amici.

La vita è nostra, di quelli che hanno coraggio e che al "se ti rivolgessi all'assessore" non si vogliono piegare: all'amministrazione e al Padreterno chiediamo di fare - ci sia consentito - di fare il loro lavoro, non di farci il favore. Agli assessori semmai, non di rado chiederemmo di passare la mano, quando proprio non dovessero essere adeguati al compito e alle promesse.

Sono fiero dei miei amici, insomma, come Gesù Cristo credo lo fosse spesso dei suoi; che ne condividevano persino lacrime e il sangue, per dire; e potrei elencarli tutti - lo farei - perché guardarli spesso mi rende un uomo migliore; tanto che - osservandoli e passandoli in rassegna - mi dico che se un uomo si riconosce dagli amici che ha, difficilmente sarei potuto essere un uomo migliore.

I miei non rubano e non frodano, non sono lupi e agnelli ad un tempo, sepolcri imbiancati, quelli veri; essi lottano e sognano; scrivono e si danno da fare; crescono figli con fatica e lavorano cercando di fare quel che amano nel modo migliore; sono convinto che alla lunga non sono convinti di ingannare né gli altri e neppure se stessi.

Ognuno di noi ha degli amici, i migliori, che ne riflettono il suo cuore: l'amico è davvero il tesoro in cui è custodito il nostro cuore. Ringrazio tutti di essere al mio fianco; grazie a loro, scopro che nella mia vita c'è molto da salvare; che non proprio tutto era sbagliato, non tutto da buttare...

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