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Galantino e San Marzano

Pubblicato da enzo cilento su 24 Agosto 2014, 08:49am

Tags: #attuale

Genitori e maestri si assomigliano.

Al di là del diritto naturale, del diritto dei gameti e degli ovuli, l'autorevolezza si riconosce a chi si offre a noi come paternità e maternità culturale e quindi anche affettiva, prima che cromosomica.

Il padre giusto, quello riconosciuto vero, "in toto", oltre l'abusato richiamo del sangue (terribile espressione, questa, di questi tempi!) è quello che ti fa crescere, sotto ogni dimensione.

Sotto la specie ed il nome del sangue e dei suoi legami patologicamente possessivi, del resto si sono consumati più delitti e rivendicazioni di possesso cruente (dai delitti passionali in giù, padri padrone compresi, viziosi, talora); che non atti di eroismo (l'eroismo nasce da altro: da un fraternità riconosciuta e condivisa; da una paternità/maternità che non può risolversi solo nell'atto "animale" della difesa del proprio sangue/casato: non ci si eleva di molto se si uccide solo per quel richiamo ancestrale, come se tempo non ne fosse passato dalla retorica de Il Sangue romagnolo - di Libro Cuore e compagnia cantando).

Per sangue e per legami siffatti ci si vendica invece (ecco le distorsioni: vendicare il proprio sangue, sangue del mio sangue): sono i diritti di mafia e di mala, quelli dei clan; si uccide per la propria razza, la propria tribù e infine per la propria dinastia, il branco.

C'è un che di animalesco in questi rapporti pur naturali che spesso si portano a giustificazione dell'attuale fuorviante dibattito su paternità/maternità naturale (l'unica ammessa e ritenuta legittima); fecondazione eterologa; e così via.

Chi difende (leggevo ieri del collega D'Agostino su Avvenire) la famiglia naturale rischia di sovraccaricarla di un diritto esclusivo, legato al sangue appunto (strano davvero per un cristiano!): ad una natura per così dire quindi, non ancora evoluta ed elevata oltre la sola animalità DNA e seguenti, benché non a caso la natura attende con ansia la sua liberazione come potrebbero insegnarci.

Chi ne mette in discussione le fondamenta esclusive, invece, (Michela Marzano, parlamentare e filosofa su Repubblica, in polemica col presidente della Cei, mons. Galatino) lo fa proprio a partire da questo tentativo - per così dire tutto laico - di superare il puro vincolo biologico, per parlare d'altro: d'una paternità e maternità elettiva, cioè educativa e quindi autorevole: mio padre e mia madre sono più dei fornitori del mio codice genetico.

Vero pure che molti in età adulta si mettano alla ricerca dei genitori biologici, in questi casi, innegabile; questione per la quale le risposte sono una e mille: si cerca un'autorità naturale in assenza d'altro; si cercano radici e consanguineità, si cerca un'appartenenza di sangue.

Personalmente vivo da tempo - nei momenti di maggiore difficoltà - il mio quotidiano tentativo di riallacciare i fili col passato, quelli col territorio di origine, dei miei antenati.

Lo faccio quando non mi riconosco un'identità culturale ed affettiva o faccio fatica a rispecchiarmici.

Molti si sono specializzati nella ricostruzione degli alberi genealogici - dico - per saperne di più - temo, illudendosi - della loro natura;

molti scoprono così un'altra identità, un'altra potenziale affiliazione: di provenire da altre terre e tradizioni, diverse; di avere un'ascendenza aristocratica, il che salva...

Il che infine può indicare anche un malessere: non riconoscersi in quello che si è.

Vogliamo parlarne o vietiamo anche questo?

E se i miei fratelli e le mie sorelle fossero davvero quelli che fanno la volontà di Dio, accogliendomi ed educandomi, aiutandomi a vivere in quanto fatti non fummo per viver come bruti?

E se infine la famiglia di elezione non fosse meno famiglia, meno autorevole di quella di sangue; e se questa non fosse meno pronta a morire per me di quanto io lo sia per essa?

A Galantino e D'Agostino, in umiltà poniamo il quesito, senza pretendere una risposta universale - per carità!.

Tanto che ci affianchiamo alla Marzano - guarda un po'! - nel domandare all'uomo un altro passo ancora, uno solo, per approdare a un altro e nuovo concetto di natura.

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