Assumiamocela questa responsabilità che è poi è un onore, anche, un piacere, infine: di portare in cielo, in festa, in giorni così, chi non avrebbe - in cuor suo e data la sua condizione - nulla da festeggiare.
E' un fortuna - mi verrebbe da dire, oltretutto - che il Ferragosto, anno Domini 2014, sia uno di quelli in cui la metà degli italiani se ne sta a casa (a mangiare?);
perché non se ne poteva più di questi festeggiamenti che non sanno di molto, anzi di nulla; e perché la solitudine ne ammazza tanti, abbandonati, vecchi soprattutto, che in città o dove sia, si sentono come gli unici derelitti impossibilitati a partecipare al banchetto dei ricchi.
Ché se i cani abbandonati, a giusta ragione fanno pena a tutti, d'estate; di questi vecchi, di questi malati, di questi che "non possono" sembra non interessare a nessuno.
E invece per loro sentire che nel condominio c'è qualcuno che ciabatta al piano di sopra; e di sotto, in strada, qualcuno vivo che è rimasto come loro al solleone dei disperati, è come un'ancora, non sentirsi del tutto perduti.
Le Ferie di Augusto, o l'Assunzione al cielo: come Capodanno e Natale, le feste, in cui senti più evidentemente di esser solo, se lo sei; e che invece sarebbe così dolce regalarle a chi se ne sta lì davanti al telefono che non dà un segno di vita; davanti al televisore e all'apparecchio per la pressione.
Buon Ferragosto a quelli che si ricordano di loro; ovunque tu sia, anche in ospedale; dovunque ti raggiunga più forte il tuo dolore, l'angustia; vorremmo raggiungerti ogni tanto col nostro calore; riceverne del vostro...
L'inferno è non amare, certo; ma anche non essere amati: dico di più: "essere dimenticati e non capirne la ragione".
Ecco, verrò là stasera - appena viene il fresco - e voglio cantarti una canzone.