C'è un solo modo perché io creda: che possa toccare con mano fino a che punto sei disposto a spenderti per me.
E' più o meno questo il senso delle parole intercorse tra il Cristo e l'apostolo Tommaso, incredulo appunto.
Perché, se posso toccare concretamente quanto sei pronto a soffrire per qualcosa, solo questo sa dirmi in modo inequivocabile che quella cosa per te vale tanto.
Vale per ogni aspetto della nostra esistenza.
Quanto sei pronto a spendere per le tue passioni, per i tuoi affetti, il tuo lavoro?
Ed è questo che in fin dei conti fa la differenza: la dedizione, la capacità di soffrire per questi.
Notti insonni e giorni pieni di attesa e di fervore; inviare curriculum proposte; allenarsi, aggiornarsi; fare la fila per essere ricevuti ascoltati e per trovare udienza; per un appuntamento; provini e anticamere.
Quanto sei disposto a spenderti per quello che dici di amare?
"L'amore che a nullo amato amor perdona", è l'amore che si mette in attesa; che si mette lì imperturbabile a manifestarsi per conquistarci; nessun uomo, nessuna donna rimane totalmente insensibile di fronte a questa tenacia; e forse neppure nessun Dio.
Come dire che sanguinare e sudare per qualcosa è il viatico inevitabile per chi la insegue con forza.
E' proprio questo che a volte ci è mancato nella vita: la capacità di soffrire e così di attendere.
Non sono diventato mai Montanelli e neppure il grande scrittore che pensavo di poter essere per questo, fondamentalmente; preso dalla stanchezza; talora dallo sconforto o forse preso da altri amori, più autentici.
Il sudore non ci faceva paura; ci faceva paura che nessuno lo vedesse; che nessuno lo scorgesse e lo valutasse per quello che era: una prova del nostro attaccamento.
O forse invece il nostro tesoro era davvero altrove: ma bisognava provarlo.
Così Tommaso si lascia conquistare, riconquistare, da uno che è esattamente quello che ha amato fino a morire.
Morire per amore è una gran bella vittoria dopotutto e queste prove ci vengon chieste di frequente.
Ora che puoi mettere le mani nella tua sofferenza, puoi dire di amare con forza ciò per cui sei stato prossimo a riempirti di lividi e di piaghe, per cui non hai provato nessuna vergogna.
Personalmente, vorrei che quella vita "evangelica" sognata e intravista, fosse stato davvero il luogo, l'unico, attraverso il quale prendere coscienza della mia intuizione e del mio amore: più di un ruolo da interpretare, di una gerarchia da conquistare, di una funzione sociale da ricoprire.
Amare fino a sapere lasciar perdere quello che non era oggetto vero del tuo amore.
E in nome di questo scoprire che a tutto si poteva rinunciare tranne che alla passione della tua vita: vivere la bella vita che avevi sognato, innamorandotene..