Non ci piacciono i vostri culti, i vostri sacrifici. Non sappiamo cosa farcene.
Il profeta Amos sa di chi parla; sa di cosa parla.
E noi sappiamo di chi parliamo, certo; di quali culti, di quali sacrifici, di quali processioni; di quali festività. Neppure i sacrifici di sangue ci piacciono.
Chiunque li faccia nel nome del proprio Dio (vedi ad esempio i tre giovani israeliani trucidati un giorno fa); a qualsiasi divinità tu voglia immolarli, quei sacrifici non sono graditi; sono una maledizione.
Se Dio avesse sete di sangue di montoni e di capri, non avrebbe bisogno di venirli a chiedere a te. Chi sei tu che ti arroghi dunque questo diritto e questa esclusiva?
E se la tua condanna senza appello riguardasse questo o quello; e questa tua condanna mettesse a morte ed in un angolo chiunque, fino a fargli vivere la vergogna dell'isolamento, della gogna e dell'emarginazione; il tuo giudizio e il sacrificio che stai compiendo, a nessun Dio potrebbe piacere.
Non ci piacciono i Soloni che salgono sul pulpito e indicano con l'indice colui che va impiccato; quelli che vanno giustiziati, quelli che devono essere dati in pasto alle fauci fameliche del loro Dio.
Si sono costruiti un Dio di metallo; un orco mostruoso; un animale vorace che mangia le nostre stesse cose immonde. E che quindi non è un Dio: ne è solo una parodia; ne è solo una traduzione disumana.
Quel Dio a cui non piacciono questi sacrifici è l'unico Dio che so riconoscere; l'unico che so riconoscere come Dio