Oh sì, ci sarà il tempo per il lutto, per il digiuno: ma non è questo però, se il tuo amico è con te.
E se il tuo amico è una idea bella di vita, un progetto, una persona, un uomo o una donna che ami, in qualsiasi latitudine dell'amore, non è il tempo del lutto, insomma: è il tempo di godere di quel che hai, di assaporare fino in fondo ciò che ti è dato.
Eppure siamo così poco attenti a questo, al punto che la nostra vita spesso è solo un eterno digiuno, finché dura.
Perché ci hanno insegnato a volere altro, dimenticandoci il gusto del resto. Mercificazione dopotutto, solo quella: una fame insaziabile e una tristezza indicibile, perché mai quel che abbiamo ci dà gioia.
Vorrei non essere moralista in merito.
Vorrei non fare l'etica solita dei buoni sentimenti, ma l'esito è quello di un mondo in affanno: per ciò che non è, per quello che non ha.
Imparare a far festa perché si respira, si cammina, si lavora, si sogna; per il fatto che si hanno degli affetti e dei piccoli progetti da realizzare;
essere in festa perché si ha un buco dove vivere e libri e quaderni su cui scrivere e prendere appunti da dimenticare;
perché ci sono le piante in giardino e sul davanzale, voci e fremiti; e perché dopotutto c'è ancora vita, oggi.
Non c'è motivo per stare a lutto adesso.
Verrà il tempo, probabilmente anche per quello, ed è proprio allora che piangeremo e digiuneremo, chiederemo e pregheremo con insistenza, ci scarmiglieremo e ci strapperemo i capelli, offriremo quel che abbiamo - poco o nulla - perché ci manca davvero tutto.
Ed è allora che il lutto ci farà comprendere ciò che invece era gioia e come - avendola a fianco - non siamo stati in grado di riconoscerla.
Eppure, anche allora nulla sarà ancora perduto, mai per sempre.