Come si comporteranno i cattolici a settembre o giù di lì, quando si tratterà di discutere in Parlamento di unioni civili matrimoni omosessuali e quant'altro?
Su questo pare che qualcuno stia perdendo il sonno: non io, invero.
Mi colpiva ieri l'editoriale di Francesco D'Agostino sul giornale della Cei, Avvenire: "Molti faranno leva su nuovi presunti diritti e sulla tutela dell'affettività" - se la sbrigava D'Agostino, riportando a fronte gli esempi del passato, indebiti, di referendum su divorzio ed aborto, tenutosi in terra d'Italia una quarantina di anni fa.
Ora, ammesso che esista ancora un fronte così compatto di cattolici e laici (o "laicisti" come lascia intendere il nostro), mentre invece la realtà è molto meno definita, molto più sfrangiata e proprio perché l'ideologia di cui si teme in effetti non esiste più;
riportare in auge la vecchia divisione traumatica che avvenne nel Paese quarant'anni fa sui temi di cui sopra, mi sembra una forzatura.
Come se quarant'anni appunto fossero passati invano; mentre la questione non può neppure ridursi alla discussione, peraltro farraginosa, del diritto naturale (noi sappiamo che ben di frequente per ragioni di fede - anche religiosa - questo diritto viene messo in discussione).
Messa così infatti, chi potrebbe negare che per diritto naturale gli uomini abbiano diritto ad una vita sessuale e quindi che il celibato o la verginità non sia una forzatura?
Messa in questi termini, in natura, chi può dire che la monogamia sia più diffusa e certificata di quanto lo sia la promiscuità o la poligamia?
Messa così, secondo natura, ammalati e deboli in genere vengono selezionati e soppressi in quanto di peso al branco;
e così potremmo continuare all'infinito.
Ora invece è proprio quella promozione e redenzione a cui ogni fede si richiama e più d'ogni altra quella cristiana, che fa sì che esistano norme - quelle dell'affettività, certo - che sovrastano il diritto naturale tout court.
E soprattutto mi sembra che il mondo cattolico - se ne esiste ancora uno che sia tale in modo così monolitico - non debba perdere il sonno che dietro il rispetto dei diritti di ogni essere umano, specie se debole, in età evolutiva, se anziano, diverso, discriminato.
Lasciamo alla misericordia di Dio, semmai, di comprendere le ragioni del cuore che sono molto più forti di quelle della ragione e del diritto naturale che la ragione vorrebbe invece ridurre a pura ideologia.
La gente si sposa perché si ama; non perché deve solo garantire alla razza di proseguire nella sua esistenza sulla terra.
E' seguendo questa logica semmai che si apre la via all'eugenetica ed alla selezione.
E non è questo che desideriamo, neppure da cattolici non ideologizzati.
O è che forse abbiamo nostalgia di certe barricate?