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Della fedeltà

Pubblicato da enzo cilento su 11 Luglio 2014, 08:15am

Tags: #in vista

Non è moderna la parola "fedeltà"; e non lo è mai stata. Soprattutto non è una parola compresa.

Perché - vedi - uno pensa che esser fedele consista inevitabilmente nel non cadere nella trappola di un qualche tradimento - dico - : del coniuge, dell'amico, del compagno di lavoro; di una società, di un contratto.

E non è tutto qui...

Mentre la più grande delle infedeltà è quella che si commette a scapito delle proprie idee e dei propri sogni.

Il Dio della Bibbia è fedele - la cosa viene ripetuta di frequente - perché la sua idea di uomo è quella: l'uomo non schiavo, ma libero da ogni schiavitù. E la prima delle schiavitù è quella dell'infedeltà. Sono schiavo quando mi lascio convincere di altro da quel che sono.

C'è una fedeltà dietro ogni storia gloriosa, insomma.

Le grandi storie sono storie di grandi fedeltà ad un progetto: in libertà. Persino scegliere di vivere con l'unico vincolo di conoscere e di scoprire, di sperimentare, persino quello costituisce un vincolo di fedeltà a se stessi.

E la fedeltà di certi uomini alla propria intuizione è fondamentale: "voglio una vita diversa, non materialistica, non grigia, non consumistica, non persa dietro ciò che passa ma che passi dietro a ciò che resta: ciò che cambia la tua vita".

Sono felice quando penso alle fedeltà della mia vita: a non aver lasciato per strada amici veri e grandi vecchi che mi han fatto da guida.

Ho avuto qualche grande maestro ed è ancora qui, se c'è: a lui "pago" il tributo continuo della memoria; gli rendo visita, se in vita; lo chiamo al telefono; o lo richiamo in vita mantenendone la memoria: i nostri vecchi, la nostra storia, la fedeltà a quel che siamo e che siamo stati, pur evolvendoci oltre; ma sempre a partire da...

Mi piace questa mia fedeltà, ne sono fiero e mi sento giusto, una volta tanto, perché a questa fedeltà non so venir meno, pur in tutti i miei tradimenti.

Così, le mie agende vedono, tra l'effimero, il ripetersi di certi nomi;

i miei cammini, il ripetersi di certi percorsi e di certe tappe obbligate e che mi riempiono di gioia, come un rito, come un convito consueto e familiare con ciò che mi è proprio, a cui sono legato, fedele appunto, come al richiamo del mio sangue.

Questo essere fedele; fedele ai propri progetti, alla propria indole, è il luogo della salvezza, laddove, guardandoti, hai ancora modo di riconoscerti e di prevenire qualsiasi alienazione: "ebbene sono ancora io, non sono un altro; fedele appunto fino alla fine. Mi riconosco".

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