Non ho pietre da scagliare contro nessuno. Talora si sceglie il perdono; provare comprensione e poi non si sa se si sia compiuta la scelta giusta. Talora si va avanti abbandonando l'idea di aver diritto alla giustizia. Forse si sbaglia...
Caro amico che mi scrivi dunque all'improvviso da lontano, riemergendo da un passato nebuloso e opaco, incomprensibile allora, al momento e ancora adesso, a tratti, se m'interrogo;
tu che mi racconti cose indicibili e irriferibili, che io non ho avuto il coraggio di denunciare e spesso me ne dolgo, pur avendo scelto di provare a perdonare.
Che mi racconti che le stesse cose capitate a me e le molestie, in una disgraziata comunità, sarebbero toccate anche a te; e che per questo sei in attesa di una verdetto che faccia giustizia;
che mi riferisci di altri che avrebbero ricevuto le stesse attenzioni;
che insomma la vergogna provata, i sensi di colpa e tutto il resto sbiadiscono di fronte alla reiterazione del fatto;
caro amico, è vero, avrei dovuto forse avere più coraggio per parlare e per fermare quel gioco, quell'andazzo.
Ma non l'ho avuto.
E forse la mia è stata omissione; in nome solo di una scelta di tranquillità.
E' che provo persino pena per questo; per chi deve ricorrere a certi mezzucci, a certi nascondigli, per vivere le proprie inclinazioni come fossero un furto.
E che non so provare desiderio di vendetta, ora, anche se - anche grazie a questo - un bel sogno in buona pare si è spezzato, mostrandosi solo letteratura, bella letteratura.
Non ho voluto infierire ed ho pensato che lasciarli alla propria pena quotidiana sarebbe bastato.
Forse la giustizia però e il bene comune, quello da fare perché altri non conoscano il nostro stesso disincanto, avrebbero richiesto un'altra scelta.
Metto tutto ciò davanti all'onestà delle mie intenzioni e davanti al tuo dolore e al tuo coraggio. So bene che avremmo meritato altro. So bene che non sempre siamo stati in grado di fare meglio.