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Gigli dei campi

Pubblicato da enzo cilento su 21 Giugno 2014, 07:33am

Tags: #in vista

"Guardate i gigli dei campi".

Ogni volta che lo si legge questo versetto, un incoraggiamento, un invito ad aver fiducia, certo, ma anche a saper individuare e scegliere ciò che vale; si prova un'emozione forte; io provo un'emozione forte.

Perché per il domani non facciamo altro che progettare e pianificare, con l'etica delle formiche e con la lungimiranza del miope.

Giusto ieri, oltretutto, mi capitava di leggere un volume dedicato alla storia del Papato, in età medievale; e non potevo non considerare, come tutti, che il giglio dei campi spesso è stato dimenticato anche da Santa Romana Chiesa; da tutti, invero.

Lotte per le investiture e per il primato con l'Impero; prebende e simonie, potere temporale e spirituale; terre da conquistare e da mantenere tra il centro e il sud del Paese; dai Bizantini ai Longobardi ai Franchi; dai Normanni agli Svevi; pian piano tutta l'Europa sotto l'egida di chi stava dimenticando che ogni giorno ha la sua pena.

Alcuni di questi uomini sono rimasti alla storia come "santi" (e non entro nel merito): Gregorio VII, per citarne uno; e poi Innocenzo III e compagnia cantando; famiglie aristocratiche romane e troni e corone e dominazioni e collaborazione con la corona di Francia e scontri con quella d'Inghilterra.

I gigli dei campi li avevamo dimenticati, in quest'orgia un po' prosaica del potere.

Se imparassimo a chiedere scusa anche a loro...

Grazie al cielo, nascono i Francesco e i Valdo, Patari e Catari, Ordini riformati e ideologi del cristianesimo; madonna povertà e non solo "patrimonium sancti Petri" da difendere.

Potere curia e gigli dei campi: la dialettica all'interno del mondo cristiano non è mai cambiata. Con termini moderni diremmo "falchi" e "colombe".

E noi sappiamo che le grinfie del falco continuano ad artigliare ad afferrare, purtroppo. Quando l'istituzione resta solo tale e si dimentica di non pensare a cosa mangerà e come vivrà domani.

La verità è che, al di là di ogni pragmatismo spesso invocato anche a sproposito, una sola domanda è autentica: "quanto sei pronto a rischiare per ciò in cui dici di credere?". A quali agi onori e riconoscimenti ufficiali sei in grado di poter dire "non mi interessa"?

Casta insomma o uomo libero?

Se uno guarda i gigli dei campi, non può avere dubbi: centomila volte liberi, come gli uccelli del cielo, i gigli e i fiori dei campi; quelli che non dipendono da nulla, e che a nulla si inchinano se non alla perfezione assoluta che li tiene in vita.

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