Un bimbo di neanche due anni non faceva che arrampicarsi su di una sedia buffamente; e da questa poi planare sulle spalle del padre, stamattina in chiesa. Si guardava attorno estasiato, sicuro di essere osservato distribuendo in larga misura sorrisi e occhiate ai suoi vicini.
Quel bambino sembrava un bambino felice, oggi. E suo padre non lo era di meno.
Siamo così noi tutti, a tutte le età; e se solo certi vincoli comportamentali e fisiologici non ce lo impedissero, lo faremmo anche noi, sempre e comunque, mentre lui - il bimbo della chiesa - si arrampicava su di una statua della Madonna che sembrava stimolarne l'istinto da scalatore.
Ci arrampicheremmo anche noi dove ci spinge la curiosità e la voglia di giocare. Perché la vita è questo. Mentre il parroco parlava intanto di deserti e di momenti di sconforto, di cose a cui rinunciare: temo anche al gioco ed alla spensieratezza.
Siamo così, invece, e sono curioso di vedere Fo che parla di Francesco d'Assisi, il più spericolato dei giocolieri di Dio, folle.
Un bimbo è una cosa bella, i cui diritti vengono prima di tutto. E ad un bimbo, un genitore sulle cui spalle saltare, proprio non si dovrebbe negare.
Non si tratta - mi dicevo - di pensare che tutti abbiano diritto ad un bimbo (pensavo ad un single, a chi avesse altri orientamenti sessuali che non fossero quelli consolidati dalla nostra pigra sapienza antropologica); ma più semplicemente del contrario: ché ogni creatura ha diritto ad un padre (a ad una madre), uno sulle cui spalle poter zompettare come un cucciolo.
Perché quel bimbo era proprio un cucciolo di uomo, come un cucciolo di capriolo e di tigre; era uno che confidava nella complicità e nel sostegno, nella compagnia soprattutto, di un piccolo adulto.
Molti avranno da obiettare e le nostre belle domande ce le poniamo tutti: che uomini saremmo altrimenti?
Un figlio lo vorrei, certo, e mille, se un piccolo avesse bisogno di un braccio che lo tiri su dalla sedia e dal pavimento della chiesa e se lo mette in spalla. Non è quel che mi spetta; è quel che spetta a lui.
Poi i bambini attorno a quel papà giovane son diventati tre; e a loro si è affiancata una madre. Non è la famiglia perfetta quella che si attendono loro: si aspettano una casa, una cuccia, invece, e una compagnia con cui giocare e crescere, giocando.
Mentre tutto attorno dettava compimento e compunzione; "mea culpa" e "per mia grandissima colpa"; mi son convinto sempre più che "inferno è non amare"; che invece è armonia pensare a quelli tra noi che chiedono quello che tutti vorremmo, fino alla fine, essere amati, adottati, sollevati, sostenuti, coccolati.
Che non si cresce mai se non si fa esperienza di questo.
E che questo si trova dove accade di incontrarlo. Il che non è mai dove noi ci attendiamo.
Mi sale sulle ginocchia festante un cagnolino bianco che una signora aveva portato con sé in chiesa: mi sono emozionato. Armonia!
Ah quei cuccioli d'uomo abbandonati, che ingiustizia!
Solo per questo - non per altro - si dovrebbe chiedere perdono: per quello che ci siamo persi...